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Considerazioni sul transfert negli "Studi sull'isteria"

Spesso le scoperte scientifiche avvengono per caso o sono dettate dalle circostanze. Freud si era occupato d’ipnosi per cinque anni (1887-1892), ma non aveva mai gradito questo tipo di terapia, per una serie di motivi. I sintomi, dopo qualche tempo la fine del trattamento, si ripresentavano o erano sostituiti da altri, la tecnica era piuttosto ripetitiva e quindi noiosa. Ma il motivo più importante risiedeva  nel fatto che l’ipnosi, nei suoi contenuti scientifici, non era convincente.

 

Un giorno avvenne che una sua paziente, nel corso di una seduta, nello svegliarsi dal sonno ipnotico, gli buttasse le braccia al collo. Ecco come Freud stesso commenta l’accaduto: “…Una domestica, che bussò alla porta proprio in quel momento, ci evitò una penosa chiarificazione, però da quel giorno rinunciammo, per un tacito accordo, alla continuazione del trattamento ipnotico. Ero abbastanza sensato per non attribuire quell’incidente alla mia personale irresistibilità, e ritenni di aver scoperto in esso la natura del fattore misterioso che agiva sotto l’ipnotismo; per escludere tale fattore o, per lo meno, per isolarlo era necessario abbandonare il procedimento ipnotico” (Freud, La mia vita).

 

 A partire da questo momento, Freud abbandona l’ipnosi e si avvia sulla strada che lo porterà alla psicoanalisi.

 

 Il percorso non sarà facile. Come si può vedere negli “Studi sull’isteria”, prima utilizzerà la terapia catartica, trattando il caso di Elisabeth von R., successivamente, nel caso Dora, farà uso della psicoanalisi vera e propria, ma sarà un insuccesso, per le forti reazioni transferali attivate dalla giovane paziente,  non sufficientemente e tempestivamente analizzate da Freud.

 

 Gli “Studi sull’isteria” furono pubblicati nel maggio 1895 una prima volta; seguirono una seconda edizione del 1909 (si trattava di una ristampa con una nuova prefazione) ed infine una terza (1912) ed una quarta (1922) che erano semplici ristampe.

 

L’opera è composta di un primo capitolo, scritto in collaborazione con Breuer, dal titolo “Comunicazione preliminare. Sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici”, seguono cinque casi clinici: il primo, il caso di Anna O., scritto da Breuer, gli altri quattro scritti da Freud; ancora un capitolo dovuto a Breuer, “Considerazioni teoriche”, infine l’ultimo capitolo di Freud “Per la psicoterapia dell’isteria”.

 

 Per il valore dell’opera, per quanto riguarda l’evoluzione del pensiero di Freud, si può concordare con quanto afferma egli stesso nella prefazione alla seconda edizione del 1909:

“Il lettore attento potrà trovare nel presente libro i germi di tutte le ulteriori aggiunte alla dottrina della catarsi (quali il ruolo dei momenti determinanti psicosessuali, dell’infantilismo, il significato dei sogni e del simbolismo dell’inconscio). Inoltre, a chiunque si interessi della evoluzione che dalla catarsi ha portato alla psicoanalisi, non saprei dar miglior consiglio che cominciare con gli studi sull’isteria, effettuando così il cammino da me stesso percorso” (Freud, 1893-95).

 

Ciò premesso, possiamo descrivere la prima trattazione della traslazione svolta da Freud negli Studi sull’isteria.

 Le sue precisazioni sono succinte e parziali. In poche pagine, le ultime del capitolo “Psicoterapia dell’isteria”, trattano soltanto l’aspetto libidico, ed è noto come in seguito il concetto di traslazione si è ampiamente differenziato.

 

Dopo aver descritto varie possibilità di resistenza da parte del paziente al ricordo del materiale rimosso e le difficoltà, da parte del medico, di superare queste resistenze, utilizzando la persuasione, la chiarificazione, l’incoraggiamento e l’interpretazione dei significati inconsci, Freud passa a descrivere un altro caso in cui il paziente può bloccarsi, quello in cui si determina un rilevante coinvolgimento emotivo tra il paziente ed il medico. 

 

Si presenta in tutte le analisi, osserva Freud, e rappresenta l’ostacolo peggiore che il medico deve superare con adeguate analisi delle resistenze del paziente…”In non pochi casi, specialmente con donne, e quando si tratta di chiarire processi di pensieri erotici, la collaborazione dei pazienti diventa un sacrificio personale, che deve essere compensato con qualche surrogato dell’amore. La premura del medico e la sua paziente cordialità devono essere sufficienti come surrogato. Se però questo rapporto tra la paziente ed il medico viene turbato, viene anche meno la disponibilità della paziente; quando il medico vuole informarsi della successiva idea patogena, si inserisce nella paziente la consapevolezza delle lagnanze che in essa si sono accumulate verso lo stesso medico” (Ibid. pag. 436).

 

A questo punto, Freud descrive tre casi in cui quest’ostacolo per il proseguimento della terapia si può verificare. Nel primo caso, egli afferma, si può trattare di una errata opinione negativa nei confronti del medico o della terapia da questi adottata; in questo caso occorre rassicurare subito il paziente con chiarificazioni adeguate. Nel secondo caso, continua a precisare Freud, si può trattare della paura di legarsi eccessivamente al proprio medico, perdendo così la propria indipendenza ed autonomia.

 

L’ultimo caso è presentato in modo più ampio e lasciamo alle parole di Freud stesso la sua descrizione:

“Quando la paziente si spaventa per il fatto di trasferire sulla persona del medico le rappresentazioni penose che emergono dal contenuto dell’analisi. Ciò è frequente, e anzi in alcune analisi è un fatto generale. La traslazione sul medico avviene per falso nesso. Devo qui darne un esempio. Un certo sintomo isterico in una delle mie pazienti era stato il desiderio, concepito molti anni prima e subito ricacciato nell’inconscio, che l’uomo col quale stava conversando si fosse fatto coraggio e afferrandola l’avesse baciata. Una volta, alla fine della seduta, sorge nella paziente un desiderio analogo nei riguardi della mia persona; essa ne è terrorizzata, passa una notte insonne e la volta dopo, pur non rifiutando il trattamento, si dimostra del tutto inutilizzabile per il lavoro. Conosciuto ed eliminato l’ostacolo da parte mia, il lavoro procede nuovamente, ed ecco che ora il desiderio che aveva tanto spaventato la paziente riappare come ricordo, il primo dei ricordi patogeni ora richiesti dalla connessione logica. Le cose si erano quindi svolte nel modo seguente. Dapprima era emerso nella coscienza della paziente il contenuto del desiderio, senza i ricordi delle circostanze accessorie che avrebbero permesso di localizzare questo desiderio nel passato. Il desiderio così presente, in base alla coazione ad associare che dominava la coscienza, era stato collegato con la mia persona, a cui era consentito che la paziente rivolgesse la sua attenzione, e in seguito a questa mesaillance  -che io chiamo “falso nesso”- s’era destato lo stesso affetto che, a suo tempo, l’aveva costretta a rifiutare quel desiderio illecito. Da che ho appreso questo, posso presumere che in ogni caso in cui la mia persona si trovi coinvolta in modo simile si verifichino nuovamente una traslazione ed un falso nesso. Lo strano è che la paziente rimane ogni volta nuovamente vittima dell’inganno” (Ibid, pag. 437-8).

 

Come si vede Freud, già al tempo degli Studi sull’isteria, ha sufficientemente colto l’importanza della traslazione. Occorre dire, però, che la comprensione di tale fenomeno da sola non basta per una sua corretta utilizzazione. Nel “Frammento d’una analisi d’isteria”  (il caso clinico di Dora) Freud verrà preso alla sprovvista, e da quel momento farà sempre attenzione alla tempestività dell’analisi del transfert: un ritardo d’interpretazione può pregiudicare la terapia, provocando l’interruzione del trattamento com’è avvenuto con Dora.

 


 
 
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