Sublimazioni

Un sito di psicologia dinamica

          editoriali

 

 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA

 

"The Passion"

di Mel Gibson

 

Il tema della violenza è stato sempre importante, sul piano dei coinvolgimenti emotivo-affettivi. Lo è ancora di più oggi, in un momento storico caratterizzato da grandi manifestazioni di violenza, da un lato, e da una coscienza civile, dall'altro, sicuramente più solida rispetto ai tempi passati. Insomma, l’animale uomo si civilizza velocemente nella dimensione culturale, migliorandosi sul piano della consapevolezza, ma procede lentamente nella sua evoluzione biologica, conservando le passioni dei suoi primi antenati. Si capisce che in questo modo si infila in una evidente contraddizione.

E così, la rappresentazione della violenza nel film di Mel Gibson non poteva passare in modo indolore. Apparentemente, il tema che si dibatte in questi giorni è quello del valore artistico della pellicola, della sua “cifra” stilistica, insomma, se era il caso di rappresentare la Passione di Gesù in questo modo brutale.  L'operazione intellettuale è quella di circoscrivere il dibattito sull'aspetto estetico o, al più, sulle conseguenze che il film può avere su un antisemitismo mai sopito. In questo senso, alcuni affermano la liceità della libera espressività della produzione artistica, mentre altri sostengono di limitarla in certi casi. E ancora, alcuni ritengono che si debba aderire alla verità dei Vangeli, che fanno intuire l'estrema crudeltà dei carnefici di Gesù, o agli Atti degli Apostoli, che la descrivono senza edulcorarla. Altri sostengono che non si possa andare oltre certi limiti nella rappresentazione della violenza nei confronti del Cristo,  per una questione di misura e di buon gusto.

Noi pensiamo che in realtà si stia dibattendo sulla violenza tout court, quella di ieri e quella di oggi, e sull'uomo, di ieri ma anche di oggi, nel tentativo di coglierne le differenze e i miglioramenti. Insomma, una sottile, sofisticata, colta, civile operazione consolatoria.

Per cercare di verificare il valore della nostra ipotesi, è necessario fare qualche considerazione sull’aggressività umana. Non c’è dubbio che l’uomo, da quando ha lasciato le caverne in cui abitava, di strada ne ha fatta tanta. Tuttavia, occorre precisare che qualche milione d’anni di filogenesi non può stravolgere la biologia dell’uomo. Noi non siamo molto diversi dai nostri primi antenati. Lo siamo senz’altro, come dicevamo prima, nella dimensione culturale, ma in quella biologica siamo ancora giovani e poco evoluti. In questo senso, si pensi ai cinquanta milioni d’anni d’evoluzione del cavallo, per non dire di alcune specie di pesci, per capire quanto dobbiamo ancora crescere. Qualcuno è preoccupato del terrorismo islamico e della sua possibile escalation? Preoccupazione eccessiva ed ingiustificata. La vera preoccupazione dovremmo averla per le possibili reazioni del civile uomo occidentale che, in un momento di folle collera o di paura o di inammissibile distrazione, potrebbe fare sparire dal pianeta qualche milione di esseri umani, naturalmente tra quelli che non abitano alla sua stessa longitudine.

E siamo arrivati al punto. Noi saremmo capaci di mettere in croce Gesù, anche adesso. Certo, non mettendolo concretamente sulla Croce - non siamo incivili - ma facendogli passare qualche brutto quarto d’ora in modo sofisticato, razionale e giustificato. Insomma, se dovessimo impazzire, - è già successo - la settimana storica di Passione, al confronto, apparirebbe rozza ed approssimativa. Se il Padreterno volesse commentare il comportamento attuale dei suoi figli, probabilmente direbbe: figli piccoli, guai piccoli, figli grandi, guai grandi.

Se le cose stanno così, non dovrebbe sorprendere il rifiuto di certe violenze esercitate sul Cristo nel film di Gibson. L’uomo deve fare i conti quotidianamente con le sue pulsioni aggressive. Normalmente le “sublima”, altre volte le nega, altre volte ancora, le trasforma nel contrario. Insomma, si difende. Quando guarda un film violento, inevitabilmente vive le sue pulsioni aggressive, in modo più o meno trasparente, se la violenza è gratuita.  Quando, invece, la violenza rappresentata confligge con principi di giustizia ed umanità, reagisce pure con vissuti aggressivi, solo che in questo caso è costretto ad operare un vero e proprio lavorio psichico, simile a quello che si osserva nell'elaborazione psichica del sogno. Alla fine, si formano due contenuti della dinamica aggressiva, uno latente, l'altro manifesto. Il contenuto manifesto è liberamente esplicitato e comunicato agli altri e al proprio Io, mentre quello latente rimane inconscio e controllato dai controinvestimenti dell'Io.

Molti spettatori del film di Gibson hanno dovuto fare i conti con la dimensione latente della dinamica aggressiva, una dinamica amorale, torbida, per niente civile, inquietante come la coazione a bestemmiare in chiesa. Naturalmente, ciò non ha riguardato tutti gli spettatori e nella stessa misura, però ha coinvolto ed impegnato un po' tutti, con la conseguenza che si è sentito il bisogno di portare fuori la dinamica endopsichica, contenendola nel dibattito culturale, nel tentativo di elaborarne i contenuti in forme collettive, attraverso il meccanismo della socializzazione della colpa.

Insomma, meglio un Gesù con qualche goccia di sangue sulla fronte. Non si scherza con certe cose. In fondo i carnefici di Cristo erano uomini, non marziani, proprio come noi. Non è un bel vedere la bestialità in un essere umano. E nessuno, nel fondo della propria coscienza, si sente di affermare la propria estraneità alla natura umana.

 


 
 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA