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Successi e fregature

 

Michele Serra, noto editorialista e polemista pungente, conclude felicemente il suo articolo sugli errori tattici di Trapattoni,  citando la famosa battuta di Altan: “ Vorrei sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio”. Come psicologo del profondo vorrei cercare di scoprire questo mandante.

Comunemente, e spesso erroneamente, si ritiene che ciò che affermiamo di volere rappresenti la nostra vera volontà. Certe volte è proprio così, in altri casi non è per niente così. Avete presente i lapsus freudiani e gli atti mancati? Nei lapsus o nelle dimenticanze noi esprimiamo, senza rendercene conto, i nostri contenuti psichici di fondo, spesso in conflitto con le intenzioni dell’Io.

Alle corte. Trapattoni e alcuni giocatori della nostra Nazionale, inconsciamente, volevano perdere questo Europeo, e infatti lo hanno perso. Sicuramente non voleva perderlo Antonio Cassano, un ragazzo di ventun’anni che anzi sperava di emergere come star. Ne è una prova il fatto che il giovane talento barese ha pianto alla fine della partita nel tentativo di sciogliere la rabbia e la delusione rispetto a propositi e bisogni veri di vittoria. Gli altri, invece, hanno esibito una faccia triste di circostanza che mi ha fatto pensare alla belle indifference degli isterici che, nonostante le apparenze, vogliono la loro patologia.

Ma torniamo al mandante. Trapattoni alla fine della partita con la Bulgaria, vale a dire, alla fine della nostra avventura disastrosa in questi Europei, ha dichiarato di essere complessivamente soddisfatto della prestazione dei suoi calciatori. Certo, aveva qualche rimpianto per le condizioni climatiche avverse - pioveva nella parte di campo dove giocavamo noi –, per qualche errore arbitrale e per la solita sfortuna, ma, in ultima analisi, riteneva che si potesse dire di essere usciti dal torneo Europeo a testa alta. E’ questo il punto: la testa. Potevamo uscire a testa alta vincendo e magari dominando gli avversari con una superiorità schiacciante? No. Potevamo uscire a testa alta perdendo ma dopo esserci battuti da leoni? No. L’unico modo di uscire a testa alta non poteva essere che quello di perdere, nella sofferenza e nella umiliazione.

Qualcuno leggendomi può aver già perso la pazienza, chiedendosi che tipo di alchimie sono quelle che presento.

Le alchimie sono presto dette. La porta di un campo di calcio può essere, sul piano dei simbolismi, l’equivalente della vagina, e ficcare dentro la palla può rappresentare la penetrazione sessuale. Ci sono uomini che ogni tanto hanno delle defaillances, e in questi casi non riescono ad essere penetranti. Quasi sempre tendono ad affermare, reattivamente, una virilità perfino superiore a quella degli altri. Questo per quanto riguarda qualche calciatore. Per quanto riguarda il nostro c.t. Trapattoni, il gioco femmina che fa giocare ai suoi calciatori, l’acqua benedetta che sparge davanti alla sua panchina e altri rituali magici, fanno pensare a serie difficoltà di penetrazione calcistica.

Insomma, è come se vincere rappresentasse una forma indebita ed illecita di affermazione che, ove si dovesse realizzare, scatenerebbe forti angosce di castrazione. E’ per questo che non riusciamo, soprattutto nelle competizioni internazionali, ad imporre il nostro gioco. Vincere con un atteggiamento maschio ed affermativo sottende responsabilità precise che bisogna essere in grado di sopportare. In questo senso mi vengono in mente le fantasie sessuali di certe donne inibite che, non riuscendo ad accettare il desiderio di avere un rapporto sessuale, si immaginano di essere violentate da un ladro che si è infilato nella loro casa.

E siamo arrivati alla fine della nostra ricerca: il mandante sarebbe la psicodinamica che ho brevemente e banalmente descritto. Se le cose stanno così, la battuta di Altan potrebbe essere corretta in questo modo:” Vorrei sapere chi è il mandante di tutte le fregature che prendo”. E noi con lui. Amen!


 
 
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