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Lo spazio la comunicazione e il web

Qualche tempo fa, ho scoperto che una mia amica, che non conosco, lavora in America. Le cose sono andate così. Alla fine dell’estate scorsa, ho creato questo sito di psicologia, senza avere la minima esperienza in proposito. Come si può immaginare, ero disorientato; ma non preoccupato. Con la candida fiducia di chi ha strutturato l’ottimismo nella prima infanzia, avevo sottovalutato la questione.

Poi, quando mi sono reso conto che creare un sito web, costruirlo ed alimentarlo con idee e contenuti, non era una cosa facile, ho iniziato a chiedere aiuto. Le risposte non sono state né numerose né confortanti. Navigando nel mare di internet con lo stesso stato d’animo di Ulisse nei suoi momenti peggiori, ma senza  la sua statura d’eroe, mi sono imbattuto in un sito semplice ed elegante. Il sito  trattava  dei contenuti quali  un sito web dovrebbe avere. Per farla breve,  ho scritto all’autrice del sito per ringraziarla delle positive reazioni che aveva suscitato in me. Speravo in una sua risposta e in un suo incoraggiamento. Dopo pochi giorni è arrivata la sua risposta, presentata con garbo e simpatia. Da quel momento c’è stato uno scambio di mail e di lì un’amicizia che conservo con cura.

Ma torniamo alla scoperta. Per almeno un paio di mesi ero stato convinto che la persona di cui sto parlando abitasse in Italia. Quando ho scoperto che lavora in America, sono rimasto un po’ disorientato. Come se la distanza potesse rendere più difficile la nostra comunicazione. Poi ho pensato che nel web la distanza fosse irrilevante ai fini della possibilità della comunicazione. Tuttavia, ho sentito il bisogno di capire i motivi delle mie preoccupazioni iniziali e di approfondire i contenuti della scoperta dell’acqua calda, e che cioè la distanza nel web  non conta.

Qualcuno potrebbe pensare: ma scusi, lei non ha altro da fare che porsi questioni di questo tipo? La risposta è: si, ho tante cose da fare, ma, forse, proprio per questo sento il bisogno di divagare. Se poi nella leggerezza, come nel gioco, si possono comprendere cose importanti e, perfino, recuperare una serietà che, alcune volte, smarriamo nell’esercizio delle nostre funzioni anche importanti, allora divagare non è una perdita di tempo, per sé e per gli altri, ma un otium costruttivo e salutare.

Ma poi, siamo sicuri che la questione sia di poco conto? Io abito in un posto di mare. Quando ero piccolo, mi capitava di trovare sulla spiaggia una bottiglia, che il mare aveva portato, con dentro una lettera e delle sigarette. Erano i marinai, imbarcati per mesi, che mettevano le loro lettere nelle bottiglie, aggiungendo delle sigarette per ringraziare la persona che, avendo recuperato la bottiglia, si fosse preoccupata di spedirla. Potete immaginare. Il mare avrebbe dovuto portare la bottiglia a riva e qualcuno avrebbe dovuto spedirla. Non mi è mai successo di non spedire una lettera trovata in una bottiglia, né ho saputo di qualcuno che non l’abbia fatto. Inoltre, per chi abita in montagna, voglio spiegare che i marinai, sfruttando la conoscenza delle correnti, sapevano in quale punto dovevano lanciare in mare le bottiglie perché non finissero in una spiaggia deserta. Insomma le lettere di solito arrivavano a destinazione, ma l’operazione era piuttosto complessa. Quanto detto, a proposito della comunicazione che cambia nel tempo. Per quanto riguarda lo spazio, mi viene in mente che qualche tempo fa sono passato davanti alla casa in cui sono nato ed ho trascorso la prima infanzia. La ricordavo grande e con un cortile-giardino che allora mi appariva quasi come un campo di calcio.  Rivedendola da adulto l’ho vista per com’era nella realtà  e cioè una casetta bassa, ad un piano, con una superficie di poco più di cento metri quadri la casa e di sessanta il giardino.

In senso psicologico, vogliate perdonare la mia deformazione professionale, il web obbliga l’uomo moderno a rifare le stesse operazioni mentali che egli ha fatto nel corso del suo processo evolutivo. Nel bambino la prima forma di comunicazione è rappresentata dal linguaggio tonico. Nei primissimi mesi di vita il bambino comunica utilizzando prevalentemente la modalità del contatto. In seguito, il bambino comunica anche a distanza attraverso il linguaggio mimico e gestuale. In una fase successiva e più differenziata si afferma  il linguaggio vero proprio, quello verbale, che rende la comunicazione più precisa ma ancora subordinata a variabili di tipo spaziali, vale a dire la distanza: bisogna essere ad un tiro di voce. Nell’ultima fase dello sviluppo nasce la modalità simbolica, quella della scrittura, che rende ininfluente la distanza.

Come si può osservare, ci sono importanti analogie tra l’ontogenesi e la filogenesi. Nella storia dell’umanità l’acquisizione del linguaggio simbolico, soprattutto quello della scrittura, è relativamente recente. La scrittura nel web, poi, è addirittura vecchia di alcuni anni.

Ciò che sorprende è la velocità con cui si può comunicare nel web. Non solo questo. Anche il fatto che si può interagire con persone che non si conoscono e sono disposte, quando è così, a confrontarsi sul piano delle idee. Un altro fatto importante è che la comunicazione è anonima e, in quanto tale, non elicita risposte ansiose, soprattutto in persone timide e insicure.

E tuttavia qualche difficoltà di comunicazione rimane. E’ evidente che non si può utilizzare il linguaggio tonico; quello mimico e gestuale è solo in parte rappresentato dagli emoticon. La webcam, più fedele nella riproduzione della mimica e della gestualità, è pur sempre approssimativa: è difficile cogliere le sfumature di significato di uno sguardo, di un sorriso o di uno stato di tensione.

E così, se abbiamo capito che è molto meglio mandare una mail, che lanciare una bottiglia in mare con dentro una lettera, abbiamo pure capito che la comunicazione informatica non può sostituire una stretta di mano, un abbraccio.

Per la verità, da quando esiste il telefono ci siamo abituati ad una comunicazione veloce ma parziale. Anche al telefono non riusciamo ad utilizzare modalità espressive complete, dove è presente anche il contatto, la mimica o la gestualità, e tuttavia lo usiamo senza particolari problemi. Il fatto, però, che la tecnologia cerchi di ovviare ai limiti di questo tipo di comunicazione, con il video telefono per esempio, o con la webcam in ambiti informatici, dimostra che l’uomo ha bisogno, alla fine dei conti, di un rapporto il più possibile realistico.

E allora, per tornare al discorso iniziale, e cioè alla mia perplessità, dovuta alla scoperta che la mia amica conosciuta nel web lavora in America, questo fatto come si può comprendere? Credo che si possa spiegare con la considerazione che ho ritenuto molto improbabile che un giorno  mi sarei potuto incontrare con la persona che avevo considerato e considero un’amica. Per la verità, sarebbe stato così anche se avessi scoperto che lavora a Milano, Pordenone o Canicattì, ma evidentemente sul piano strettamente psicologico, irrazionale, devono esserci delle differenze.

La differenza può essere questa. Come il bambino gioca tranquillamente nella sua stanza anche per ore se sa che la madre è in un’altra stanza ma dentro casa, così l’adulto si sente più sicuro se pensa che la persona con la quale ha stabilito un rapporto positivo è raggiungibile.

E allora, non facciamoci illusioni. Nella ricerca di un rapporto c’è sempre il desiderio del contatto, vale a dire, di quella forma di comunicazione che si è instaurata nei primi mesi di vita di ognuno di noi e che abbiamo definito comunicazione tonica, mimica e gestuale. Senza queste modalità espressive, la comunicazione verbale e quella simbolica della scrittura sono senz’altro parziali.

Se stiamo interpretando correttamente, possiamo comunicare sì nel web ed affermare anche che questo tipo di comunicazione faccia bene, purché non ci faccia allontanare dagli altri, oppure, essendoci allontanati, non ci porti a cercare il soddisfacimento del nostro bisogno di rapporto in forma surrogata. La comunicazione nel web deve poter allargare non solo i nostri confini mentali, ma anche quelli relazionali. Se si partecipa ad un forum, si è membri di una mailing list, non fa male incontrare, magari utilizzando l’occasione di un viaggio, qualche membro di quella comunità virtuale che abbiamo frequentato nel web.

Il progresso è sempre positivo se ben utilizzato. Tornare alle diligenze per non essere schiavi della macchina non ha senso. Tuttavia, non possiamo eliminare la passeggiata o un minimo di attività fisica. La macchina dovrebbe servirci per aver più tempo libero per noi da utilizzare per fare le cose che ci piacciono e ci fanno bene. E così, la comunicazione nel web potrebbe ridurre, in un futuro non lontano, la nostra giornata lavorativa di qualche ora e, se così fosse, non sarebbe male se riscoprissimo il piacere e l’utilità della piazza. Magari per parlare di computer ed informatica, accendere il palmare e verificare se quello di cui stiamo parlando è dibattuto in altri posti e in che modo.

 


 
 
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