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Le prime "psicoterapie"

Abbiamo messo tra virgolette il termine psicoterapie perché, all’inizio, l’approccio psicologico ai disturbi nervosi era certamente intuitivo ed, in ogni caso, rozzo ed approssimativo; d’altra parte non c’è unanimità di giudizi sulla data di nascita della psicoterapia: qualche studioso potrebbe negare che la psicoterapia sia iniziata appunto in quel periodo e sostenere, al contrario, che essa va datata in un’epoca posteriore.

Nella nostra opinione ed in quella di Chertok e De Saussure in "Freud prima di Freud - nascita della psicoanalisi" la psicoterapia è entrata praticamente nella sua fase sperimentale, con il nome di “magnetismo animale”, verso la fine del diciottesimo secolo con Mesmer.

 Ciò che è interessante, nell’opera di questi autori, è lo studio della relazione oggettuale in queste “psicoterapie” pre-psicoanalitiche. Riteniamo che sia stato proprio lo studio della relazione oggettuale, effettuato da essi già nell’ambito degli autori che si occupavano di “magnetismo animale”, che li ha portati alla conclusione che a partire dal mesmerismo si può parlare di psicoterapia. In effetti, non può non colpire il tipo di rapporto, ricchissimo di implicazioni psicologiche, che si veniva a creare tra paziente e terapeuta, già nelle terapie di Mesmer ed, ancora di più, in quelle dei suoi discepoli.

A questo punto emerge la necessità di esporre, sia pure brevemente, le caratteristiche di quello che Mesmer ed i suoi discepoli chiamavano il “magnetismo animale”.

Mesmer affermava l’esistenza d’un fluido universale che era presente in ogni persona e doveva essere ben distribuito; se la distribuzione del fluido non era armonica si creava una condizione di malattia. In questo senso la terapia consisteva nel ridistribuire armonicamente tale fluido.

Ci si potrebbe chiedere cosa c’è di psicologico in questo modo di vedere e trattare la malattia. Due cose, rispondiamo noi. La prima sta nel fatto che il magnetizzatore utilizzava dei “passi” magnetici, vale a dire, entrava in contatto fisico con i suoi pazienti “appoggiando i suoi ginocchi contro quelli del malato o fregando i pollici di quest’ultimo contro i suoi, mentre con passi (magnetici) sfiorava leggermente con le dita una parte o tutto il corpo del soggetto al fine di provocare una crisi”.

L’altro fatto che rendeva psicologica la terapia era l’ammissione dell’importanza del sentimento, nella relazione terapeuta-paziente, che rendeva “intelleggibile la teoria”, secondo l’ammissione dello stesso Mesmer, e provocava più efficaci effetti terapeutici.

Le variabili psicologiche si vedono ancora meglio in Puysegur. In questo autore si ha la scoperta del “sonnambulismo magnetico” che escludeva la crisi convulsiva e rendeva il paziente “docile”, cioè permeabile alle sollecitazioni del terapeuta. Forse non si può parlare ancora di suggestione vera e propria, ma non siamo molto lontani da ciò.

Con De Villers si possono osservare degli interessanti spunti sul valore essenziale della relazione terapeuta paziente ai fini della guarigione. Autore minore, ma senz’altro originale in alcune sue considerazioni, De Villers affermò l’importanza delle “passioni”ed escluse, addirittura, che il fluido agisse nella terapia; "al contrario era proprio la relazione oggettuale il fattore di guarigione".

Come si vede, un punto di vista completamente diverso da quello dei magnetizzatori che lo hanno preceduto che consideravano il fluido, in ogni caso, il fattore predominante nella guarigione. Ma ecco un passo dell’autore in questione: “Poiché l’anima di quest’uomo (il paziente) agisce nel suo corpo anche la mia vi agisce, esse agiscono dunque di concerto e a questo fine devono unirsi…tanto meglio si uniranno…quanto più avrò degli affetti morali in comune con quest’uomo. Ora qual è l’affetto morale più pronunciato in un malato? Quello di essere guarito. Bisogna dunque che mi impadronisca anche di questa volontà di guarire per agire con la maggiore efficacia possibile su di lui”.

Il commento di Chertok e de Saussure al passo di De Villers è la prova evidente della loro simpatia per questo giovane autore e, nello stesso tempo, la puntualizzazione dell’originalità del suo pensiero:

“Con De Villers si passa, ante litteram, dal magnetismo alla suggestione; la relazione oggettuale è manipolata sotto l’autorità del guaritore,  ma l’autore descrive già un rapporto 'trasfert-controtransfert' là dove dichiara che l’ascendente del medico dipende non soltanto dalle disposizioni di quest’ultimo ma anche dalle disposizioni interiori del malato nei confronti del medico. L’opera di De Villers precede di oltre un secolo le prime allusioni di Freud al transfert e sta a provare che alcuni magnetizzatori avevano compreso la necessità di manipolare la relazione oggettuale e in modo tale che essa non si allontani dal fine proposto, che è di guarire”.

Vogliamo concludere con Carpignon la rassegna sul magnetismo animale perché dalle parole dell’autore stesso si può capire come le scoperte non vengono mai dal nulla, anzi, tanto più sono importanti, tanto più sono state in incubazione ed intraviste, pur nelle nebbie di una scienza ancora acerba, dagli spiriti più robusti:

“Se il magnetizzatore soffre, la sensazione è assai acuta e spesso persiste al risveglio (del paziente). Se si continua per molti giorni a magnetizzare con questa disposizione morbosa si inocula nel sonnambulo la stessa malattia. Si deve dunque essere molto riservati su questo punto ed estendere la prudenza alle affezioni dell’anima, giacché non si può credere quanto sia terribile l’influenza di uno spirito agitato su certi sonnambuli”.

Questo autore ha evidenziato in un modo così preciso l’importanza dei vissuti del terapeuta durante il trattamento magnetico che possiamo rammaricarci soltanto del fatto che non abbia usato il termine “controtransfert”.

 


 
 
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