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Psicologo e Psicoterapeuta

Mi viene chiesto abbastanza spesso quale sia la differenza tra le figure professionali dello psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista e psichiatra. Per dare una risposta a queste domande occorre chiarire l' altra domanda: che cosa distingue la psicologia dalla psichiatria, e la psicoterapia dalla psicoanalisi. E, ancora, che cosa accomuna queste discipline.
Per non complicare le cose, diciamo subito che la psicologia è scienza del comportamento, normale e patologico. All 'inizio, era una branca della filosofia e si definiva come "studio dell'anima" o "discorso sull'anima". Naturalmente, finché rimase negli ambiti della speculazione filosofica non aveva alcun fondamento scientifico. Alla fine del diciottesimo secolo, Wilhem Wundt fa entrare la psicologia in laboratorio, definendola come psicologia sperimentale, e inserendola in questo modo nel gruppo delle scienze empiriche. A partire da questo momento, la psicologia si svolge lungo due filoni, quello dello strutturalismo di Wundt, e il funzionalismo della psicologia behaviorista e delle psicologie introspettive. Insomma, c'è chi vuole mettere la mente sotto le lenti del microscopio, cercando di coglierne il funzionamento nei suoi aspetti neuro-psicofisiologici, e chi cerca di studiarne i processi psichici nel loro funzionamento in rapporto all'ambiente, e nei loro esiti. Tra questi ultimi, c'è chi utilizza un metodo empirico, tutto basato su fatti obiettivamente osservabili,come il behaviorismo, e chi utilizza il metodo introspettivo, come la psicoanalisi.
Per quanto riguarda la psichiatria, occorre dire che fino al diciannovesimo secolo esisteva la medicina. Alcuni medici si occupavano delle malattie nervose e mentali, ma non come psichiatri specialisti. In questo senso, basti citare Freud che era un neuropatologo e, come tale, si occupò, all'inizio della sua carriera, dello studio del sistema nervoso, e, per essere più precisi, proprio agli inizi, del midollo spinale di un'infima specie di pesci.
Un'altra punto che è utile sottolineare si riferisce al fatto che la medicina, e in particolare la psichiatria, sono scienze giovani. Pur avendo, dai tempi di Ippocrate, più di duemila anni di storia, fino al diciannovesimo secolo la medicina curava l'ammalato con i salassi e i clisteri, ritenendo che la malattia occorresse portarla fuori dall'organismo. Come fatto culturale, la patologia psichiatrica era ricondotta ad eventi soprannaturali per cui il folle, posseduto dal demonio, doveva essere messo al rogo, oppure, più tardi, incatenato perchè equiparato al criminale. Dopo la Rivoluzione Francese le cose migliorano, ma, ancora nell'Ottocento, domina in psichiatria il punto di vista organicista.
Jean Martin Charcot, neurologo e psichiatra francese, fonda a Parigi la scuola della Salpetriere e dal 1878 in poi si dedica allo studio dell'ipnosi e dell'isteria. Nel corso di questi studi si scopre che, come ad un soggetto ammalato si potevano eliminare certi sintomi con l'ipnosi, così ad un soggetto sano era possibile, sempre utilizzando l'ipnosi, indurre una certa sintomatologia. La conseguenza inevitabile di questa scoperta fu la considerazione che la malattia potesse avere contenuti ed eziologia psichica senza che ci fosse alcun substrato organico.
Freud, che si era recato alla Salpetriere per apprendere l'ipnosi e approfondire le sue conoscenze sull'isteria, fu colpito dal fatto che con l'ipnosi si potessero creare artificialmente delle sintomatologie e, quindi, delle patologie. Partendo da qui, e studiando la psicodinamica dei pazienti isterici, arrivò alla psicoanalisi.
La psicoanalisi può essere considerata, nel bene e nel male, la più introspettiva delle psicologie. Il grande merito di Freud fu quello di aver esplorato l'inconscio, una dimensione psichica ricca di contenuti, che tende ad affermarsi anche contro la volontà dell'Io. L'Io può soltanto "censurare" i contenuti psichici dell'inconscio, ma questi tenderanno in ogni caso a manifestarsi, alcune volte esplicitamente, affiorando nella coscienza, altre volte in modo oscuro, parlando un linguaggio simbolico e criptato. Il fatto è che l'inconscio è amorale, non utilizza le categorie del bene e del male, è regolato dal principio del piacere, trova la sua energia nell'istinto di vita o di morte. Allora, il compito dell'Io è quello di arginare queste forze irragionevoli, ma con il buon senso di chi ne riconosce la forza e l'utilità. La forza della ragione è fioca, diceva Freud, ma alla fine si fa ascoltare. In questo senso, la salute psichica sta nell'equilibrio dell'Io, nella sua capacità di valutare le proprie forze senza arroganza, ma anche di farsi valere come istanza psichica regolatrice ed arbitro dei bisogni di tutte le istanze psichiche: quelle dell'Es, del Super-io, e dell'Io medesimo. Quando l'Io riesce a portare a compimento questa funzione di sintesi dei vari bisogni, con equilibrio e razionalità, si forma un'altra istanza psichica, sovradeterminata, che ingloba tutte le istanze psichiche, vale a dire, quella del "Sé". Quando ciò accade, l'Io ha finalmente trovato la risposta alla domanda fondamentale "Chi sono io?", è riuscito ad individuarsi, ad affermarsi in senso realistico e lecito, a dare una finalità e un senso vero al suo comportamento.
Da quanto detto, dovrebbe essere più facile adesso cogliere le differenze e le somiglianze di quelle figure professionali di cui si parlava all'inizio.
Lo psicologo è figlio della psicologia, una scienza che ha trovato una sua identità, essendosi svincolata sia dalla filosofia che dalla medicina. Innanzitutto è uno psicologo generale, nel senso che conosce e riconosce tutte le branche della psicologia. In questo senso, la psicologia è la sua casa, e vuole tenerla in ordine in tutte le sue stanze. Con il tempo, può scoprire di trovarsi più a suo agio in un ambiente specifico di questa casa, e, allora, vi soggiorna di più, l'arreda in modo tale da stare comodo, lui e i suoi ospiti. Se l'arreda strutturando un setting psicoterapico, in quella stanza si fa psicoterapia, e lui è uno psicoterapeuta.
Lo psichiatra è figlio della medicina, una scienza antica e moderna insieme. E' innanzitutto un medico che non perde di vista, se non per colpevole distrazione, la dimensione organica del suo paziente. Se è uno psichiatra anglosassone, cura molto lo studio e la comprensione delle dinamiche endopsichiche dei suoi pazienti, e in questo senso è, più concretamente, uno psicopatologo. Se attinge alla psicologia per curare i suoi pazienti, anche lui è uno psicoterapeuta.
Lo psicoanalista è figlio della psicoanalisi. Oggi, si potrebbe dire della psicologia dinamica, una branca della psicologia. Se non è uno psicologo generale o uno psichiatra, potrebbe avere qualche limite nella comprensione e soluzione del disagio psichico del suo paziente. Ma se la sua formazione si è svolta negli ambiti della psicologia o della psichiatria, il suo ruolo professionale è il più suggestivo e intrigante, e la sua psicoterapia, forse, la più bella di tutte.
Tralascio il discorso sulle varie psicoterapie, perchè l'argomento esula dal tema e dagli obiettivi che mi sono proposto in questo scritto. In ogni caso, chi vuole approfondire i contenuti metodologici ed epistemologici della psicoterapia psicoanalitica e della psicoanalisi tout court, delle loro somiglianze, differenze e convergenze, può leggere su questo sito il mio articolo su "Psicoanalisi Psicoterapia Postmodernismo".

 


 
 
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