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Il principio di Piacere-Dolore

In questa riflessione tratteremo un'altra antitesi psichica, quella appunto che soggiace al principio di piacere-dolore.

Perché la ricerca del piacere e l'evitamento del dolore rappresentano un'antitesi psichica? Perché i processi psichici non sempre sono regolati dalle stesse leggi, sia in senso storico - l'adulto è regolato da principi psichici diversi da quelli del bambino - sia in senso dinamico - la dinamica del nevrotico è diversa da quella di un soggetto normale.

In questo senso la modalità che utilizza il bambino per evitare il dolore e cercare il piacere ha caratteristiche che la differenziano da quella dell 'adulto. Allo stesso modo un nevrotico cerca il piacere con uno stile significativamente diverso da quello della persona normale.

Per semplificare, possiamo dire che il bambino preferisce l'uovo oggi alla gallina domani, mentre l'adulto è di parere diverso; il nevrotico, a differenza della persona normale, rincorre bisogni e soddisfacimenti irrealistici che, nella migliore delle ipotesi potranno essere soddisfatti solo in maniera allucinatoria.

Addentriamoci, ora, nel processo evolutivo, per vedere più da vicino le cose di cui stiamo parlando.

Nel corso del primo anno di vita, il bambino ha un'organizzazione psichica scarsamente differenziata; questo significa che ha scarsi interessi dell'Io, bassi livelli d'autonomia, capacità di attività rudimentali (non ha superato la fase della reazione circolare secondaria, nell'accezione piagetiana). La vita per lui inizia e finisce, prevalentemente, nel soddisfacimento dei suoi bisogni fisici: se ha fame vuole il cibo, se ha un dolore fisico cerca nella scarica motoria l'allentamento della tensione. Nell'organizzazione psichica del suo narcisismo primario, l'altro non esiste o, se esiste, alla fine del primo anno, ha valore in quanto può soddisfare i suoi bisogni. Il principio del piacere è l'unico principio che regola la sua vita.

La madre, all'inizio, è una propaggine del proprio corpo, successivamente si differenzia e diventa Non-io, cioè oggetto parziale, ma la rappresentazione della madre è ancora confusa: se la madre gli dà il latte è un oggetto buono, altrimenti è un oggetto cattivo.

Questo modo di vedere le cose, porta il bambino a considerare tutto ciò che è buono come rappresentante il Sè, tutto ciò che è cattivo come Non-sè. Di qui il formarsi dei primi due meccanismi difensivi della introiezione e della proiezione. Successivamente, la madre esiste indipendentemente da lui, ha perfino il diritto di assentarsi per brevi periodi, e in questi frangenti il bambino, per contenere le tensioni, allucina il ritorno della madre e si consola in questo modo.

Un'altra modalità consolatoria è quella di ricorrere al proprio corpo per attenuare la tensione: la suzione del dito, il dondolio ecc. sono le prime forme autoerotiche che mirano all'allentamento delle tensioni.

E' come se il bambino, divenendo più consapevole della realtà esterna, dicesse: così va il mondo, non mi piace ma devo accettarlo perché mi pare che non ci sia altro da fare. Forse stiamo semplificando un po’ troppo, ma vogliamo dire che, in questa fase, si può osservare il primo cedimento di quel principio del piacere che portava il bambino a volere tutto e subito. Non possiamo parlare ancora di principio di realtà, tuttavia si può dire che si è aperta una breccia nel narcisismo del bambino.

Andando avanti nel processo evolutivo, il bambino deve confrontarsi con un processo educativo sempre più preciso e, in qualche caso, perfino intransigente. Incominciano a presentarsi , vale a dire, situazioni in cui egli non può comportarsi più come prima, non può pretendere le cose che prima gli venivano offerte, o concesse dalla madre perché intenerita da quell'esserino debole, indifeso, "tanto dolce". Il bambino sta crescendo, i genitori notano questo fatto, lo fanno notare al bambino e questi è costretto, suo malgrado, a prendere atto che si sta facendo un "ometto".

In questo periodo si combatte, tra la madre e il bambino, la classica e conosciuta battaglia del vasino che esprime, da un lato, il progetto di educare il bambino a controllare gli sfinteri, dall'altro lato, il bisogno del bambino di mantenere i privilegi di prima e cioè, nel caso specifico, di scaricare la tensione appena si presenta,con la minzione o l'evacuazione, anziché differire il bisogno aspettando il tempo e il modo opportuni.

 Alla fine, se tutto va bene, il bambino accetta la consegna educativa, rimuovendo bisogni che non possono essere più gratificati nella modalità abituale. Un altro passo avanti nella acquisizione di quel principio di realtà che, un po’ per costrizione, un po’ per scelta, viene accettato nella speranza di ottenere, in un modo o nell'altro, vantaggi maggiori .

Ed è proprio così: la madre, nel mentre pone la consegna educativa del controllo degli sfinteri, promette ricompense, in caso d'ubbidienza, o minaccia rappresaglie, in caso di oppositività da parte del bambino. La minaccia del ritiro dell'affetto è una delle rappresaglie più temute ed è soprattutto per questo motivo che il bambino accetta la consegna educativa : meglio soffrire un po’ il mancato sollievo per una minzione immediata, pensa il bambino, anziché andare incontro ad una disapprovazione dalle conseguenze imprevedibili e forse gravi.

Non meravigli il fatto che il bambino, a quest'età, sia in grado di capire queste cose. Da considerare che la comprensione del bambino non avviene tanto nella dimensione della logica; il bambino "sente" che le cose stanno come le sono state presentate e spiegate.

D'altra parte le conferme arrivano immediatamente: appena il bambino va sul vasino, magari chiedendo lui stesso di andarci, viene lodato e premiato, mentre, al contrario, se fa i capricci osserva che la madre è contrariata o, addirittura, in collera.

Passa un anno, e il bambino entra in una fase evolutiva che viene considerata, a ragione, la più importante: questo momento è quello che si esprime nella dinamica edipica, in quel rapporto triangolare bambino-madre-padre, dal cui sviluppo e dal cui esito dipendono adattamenti e successi nelle altre fasi evolutive dell'adolescenza, oppure, stasi, regressioni a stadi evolutivi antecedenti, conflitti, disagi e sofferenze.

 In questa fase edipica, il bambino vorrebbe la madre tutta per sé, nutrendo, nel contempo, forti ostilità nei confronti del padre, percepito come rivale. I vissuti del bambino, però, non sono solo negativi nei confronti del padre : gli vuole bene, lo ammira, anche perché nel frattempo ha scoperto che la madre non ha il pene, cioè è stata castrata. La stessa paura della castrazione invita il bambino ad andare verso il padre, riconciliarsi, introiettare la sua immagine ed identificarsi con lui, accettando, nel contempo, le norme, i valori, le proibizioni e i divieti che vengono compendiati in una nuova istanza psichica, quella del Super-io.

Nella bambina il percorso della dinamica edipica è diverso perché cambia l'oggetto d'amore: i primi investimenti libidici della bambina erano stati rivolti verso la madre,ora ella si rivolge al padre, con atteggiamenti seduttivi e femminili e ciò comporta dei rischi, tra cui quello di regredire alla originaria passività, quando dipendeva dalla madre e si era identificata con lei: lasciarsi andare al padre, sedurlo e farsi prendere da lui, attiva forti angosce, soprattutto in riferimento a questo rischio regressivo; l'angoscia della castrazione, nella bambina, non è cosi forte come nel bambino,  perché si è già verificata : anche la bambina ha scoperto di non possedere il pene, di essere stata, cioè, castrata.

Per evitare il rischio della regressione, la bambina rimuove massicciamente tutta la pregenitalità, vale a dire quella fase evolutiva che rappresenta i primari rapporti affettivi con la madre, e va avanti nel processo evolutivo con questa rimozione che  si osserva, in questo modo così massiccio, solo nei nevrotici gravi. In ogni caso, anche la bambina, sia pure con difficoltà e lentezza, scioglie, alla fine, il triangolo edipico e si avvia verso quella scelta oggettuale che è conditio sine qua non per portare avanti i processi maturativi verso la condizione adulta.

Come si vede, nel corso del processo evolutivo, tante volte il bambino e l'adolescente devono abbandonare posizioni gratificanti perché l'ambiente esterno lo impone. La prima rinuncia è quella del soddisfacimento immediato del bisogno, successivamente deve imparare ad accettare il cambiamento, non solo dello stile del soddisfacimento, ma anche l'oggetto del bisogno.

Il bisogno di possedere il genitore di sesso opposto ed eliminare il genitore dello stesso sesso, deve essere sostituito con quello più realistico di trovare un oggetto su cui operare gli investimenti libidici, senza che questo oggetto sia incestuoso, cioè illecito. Per fare ciò deve liquidare le sue ambivalenze, portare a termine con successo i processi della "introiezione" e della "identificazione", attivare cioè processi psichici che richiedono un grande sforzo di integrazione dell'Io. Se l'Io riesce ad operare questi processi d'integrazione, vuol dire che è sufficientemente forte per abbandonare il principio del piacere e sostituirlo con quello di realtà. Quando, invece, le attività integrative dell'Io falliscono, l'esito più probabile è la nevrosi.

Come si sa, il nevrotico ha un rapporto aleatorio con la realtà: egli non ha interrotto il contatto con essa, come avviene nello psicotico, tuttavia la vive come una cosa insopportabile. In questo senso, il nevrotico non si pone delle mete realistiche da raggiungere nell'ambiente esterno, ma, operando una rimozione dei bisogni irrazionali inconsci, si volge ad un'attività fantastica che tende a rendere concreto il desiderato. Se non riesce con l'attività fantastica, prova con quella onirica, cerca cioè di realizzare nel sogno il soddisfacimento del bisogno.

I sintomi della nevrosi sottendono ed esprimono questi processi psichici, nonché la realizzazione di vantaggi primari (la scarica diretta del bisogno), e secondari (un improbabile comprensione da parte del mondo esterno). Nelle persone normali i processi che abbiamo descritto non è che sono del tutto assenti, ma c'è una differenza significativa, intanto sul piano dell'intensità delle fantasticherie o dei fenomeni onirici e, poi, nella capacità di prendere coscienza del fatto che non è possibile trovare la gratificazione ai propri bisogni in forma allucinatoria.

Come osserva Freud nei "I due principi regolatori della vita psichica", "...la mancanza dell'atteso appagamento, la disillusione, ha avuto per conseguenza l'abbandono di questo tentativo di appagamento per via allucinatoria. L'apparato psichico ha dovuto risolversi a rappresentarsi, anzi che le proprie, le condizioni reali del mondo esterno, e a sforzarsi di modificare la realtà. Con ciò si è instaurato un nuovo principio dell'attività psichica: non venne più rappresentato quanto era piacevole, ma ciò che era reale anche se doveva risultare spiacevole". Nel nevrotico la presa d'atto dell'impossibilità a soddisfare i bisogni in forma allucinatoria non avviene perché opera il meccanismo difensivo della "rimozione". Il nevrotico non riesce a capire che ciò che è spiacevole è dentro di lui; pensa, al contrario, che sia la realtà ad essere responsabile delle sue tensioni. In questo modo ripete l'antica modalità d'interpretazione e adattamento che utilizzava quando era bambino: tutto ciò che è piacevole appartiene al suo Sé, tutto ciò che è doloroso rappresenta il Non-sè, cioè l'ambiente esterno, la realtà.

Come si vede, l'antitesi piacere-dolore si compone in sintesi molto lentamente, con grandi sforzi dell'Io ma, certe volte, la rimozione s'impone sui processi integrativi dell'Io, impedendo al soggetto di abbandonare il principio di piacere per quello di realtà.

E' un fatto di equivoci che purtroppo si vivono nel corso della vita e ci portano a sperimentare situazioni che non rappresentano un nostro vantaggio ma l'illusione di vivere al meglio una situazione sgradevole. E' questo, credo, il punto: la convinzione che sia antieconomico aderire ai quei principi che regolano la vita, pensati ed affermati in una dimensione molto al di sopra di noi.

Più di qualsiasi altro mammifero l'uomo vive, in una situazione di dipendenza,all'interno della famiglia; per molto tempo, di là dalle apparenze,quello della famiglia è l'unico vero mondo, i genitori, di là dalle contestazioni anche violente, sono il punto di riferimento, il contenitore dei disagi, delle paure e i regolatori della tensione, e poi, sono la legge.

 Ma ad un certo punto, seguendo Peter Blos: "Le due dee greche, Tiche e Ananche, i due principi filosofici della fortuna e della necessità, si sostituiscono alle figure parentali e divengono le forze alle quali l'uomo s'inchina".

E' un momento molto amaro, il primo assaggio della morte; la vita appare nella sua tragicità, e, tuttavia, accettandola, ci si garantisce dai mali più di quanto non si possa fare girando il viso dall'altra parte o inseguendo l'effimero.

 


 
 
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