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Partenogenesi ed Edipo

 

Semplificando molto, per partenogenesi femminile si intende quel processo biologico in base al quale partendo da una cellula-uovo, senza la fecondazione di uno spermatozoo, si può arrivare all’embrione. Si capisce che per questa via la riproduzione cellulare si realizzerà al femminile. Fino a qualche tempo fa non era possibile attivare un fenomeno biologico di questo tipo. Adesso teoricamente lo è. Come si fa? Niente di più semplice. Si aggira l’impriting genomico, rendendo inattivo il gene H 19 che ha il compito di impedire lo sviluppo completo di un embrione interamente derivato da genomi femminili, e il gioco è fatto. Gli unici problemi da superare sono il controllo demografico delle nascite e il punto di vista di Platone.

Il primo problema pare in via di superamento, nel senso che è stato osservato che già oggi è possibile scegliere il sesso del nascituro, e, nonostante ciò, non si è verificata una particolare discrepanza nella natalità tra il numero dei maschi e quello delle femmine.  Secondo gli statistici, non si realizzerà mai un significativo divario in questo senso perché è stato accertato che l’uomo tende all’equilibrio e, poi, non ha particolari preferenze per un sesso o l’altro. Alla fine, l’uomo farà in modo che ci siano sul nostro pianeta, pressappoco, tanti maschi quante sono le femmine.

Un po’ più difficile è mettersi d’accordo con Platone. Nel mito greco dell’ermafroditismo, l’uomo, all’origine, era maschio e femmina. In seguito ad un atto di disubbidienza, era stato smembrato da Giove e gettato dall’alto dell’Olimpo sulla terra, metà da una parte e metà dall’altra. Da allora, l'uomo aveva fatto di tutto per ritrovare la sua metà, e pare lo faccia anche oggi, almeno secondo alcuni. Secondo altri, invece, i tempi sono cambiati, e dire che si cerca la propria metà è una vera sciocchezza.

Lasciamo ai biologi il compito di stabilire se un essere umano creato per partenogenesi potrà venire bene o sarà una sciocchezza, e ai filosofi l’altro compito di stabilire se la metafora di Platone vuole dire qualcosa di importante o è una sciocchezza.

Come psicologici preferiamo pensare alla fine che farà l’Edipo freudiano. Sia chiaro, anche nell’ambito della psicologia, secondo alcuni, l’Edipo è un’altra sciocchezza, ma, avendo una qualche dimestichezza con l’argomento, abbiamo qualcosa da dire in  merito e, doverosamente, la diciamo.

Nella teoria freudiana dell’Edipo, la questione, ridotta all’osso, è questa. Il bambino, dopo qualche anno dalla nascita, si innamora della madre, vorrebbe averla tutta per sé, e fino ai cinque - sei anni non passa giorno che non pensi al modo di raggiungere il suo obiettivo. Freud s’era fissato che il bambino per realizzare i suoi desideri pensasse che l’unico modo veramente efficace di raggiungere l’obiettivo fosse quello di uccidere il padre.

Nella bambina il processo, sempre secondo Freud, si svilupperebbe all’opposto. La bambina, ad un certo punto, si innamora del padre e vorrebbe eliminare la madre.

Però la questione non è tutta qui. Freud sarà stato pure un fissato della sessualità, ma era sicuramente persona intelligente. Aveva notato che, sia per il bambino che per la bambina, il primo oggetto d’amore è la madre. Nel corso del primo anno di vita, si realizza un legame molto forte con la madre, sia da parte del maschio che da parte della femmina, una vera e propria simbiosi, che fa scadere la figura del padre a semplice comparsa nella scena emotivo-affettiva di queste creature innocenti. In questa fase, la madre è una madre arcaica, fallica, pre-edipica,  un personaggio molto suggestivo, indispensabile e onnipotente. Con il passare del tempo, per il maschietto diventa sempre più suggestiva, al punto, come dicevamo, di pensare al parricidio. Per la femmina, proprio perché suggestiva, sempre più ingombrante. Perché ingombrante? Perché la bambina, per il suo legame con la madre, è trattenuta in una dimensione di passività, fatto questo che le rende difficile il superamento di una delle tre antitesi psichiche: quella, appunto, tra passività ed attività. L’antitesi consiste nel fatto che tutti nasciamo passivi, bisognosi di qualcuno che si prenda cura di noi, la madre o un suo equivalente, ma tutti dobbiamo emanciparci da questa passività se vogliamo portare avanti un sano processo di crescita e maturazione. Il maschietto, per possedere la madre, deve diventare attivo come il padre, essere come lui se vuole spodestarlo. In questo senso, lo deve introiettare, identificandosi con lui. Solo che così facendo si avvicina sempre più emotivamente ed affettivamente al padre, perdendo il suo interesse per la madre. Insomma, in un colpo, identificandosi e riconciliandosi con il padre, supera la passività e l’Edipo. Per la bambina la questione è un po’ più complicata. Quando sente il bisogno di avvicinarsi al padre teme di cadere dalla padella nella brace. Pensa di fare cosa giusta allontanandosi dalla madre, vale a dire, dal primo legame con quei caratteri di passività di cui abbiamo detto, ma teme di ripiombare nella passività originaria, volgendosi al padre in forme seduttive, ricettive, femminili. Ma allora, potrebbe pensare qualcuno, evviva la partenogenesi: una bambina geneticamente orfana del padre non avrebbe tutti questi problemi! Purtroppo la questione non è così semplice. Senza un padre che agisca da dielettrico c’è il serio rischio che una bambina rimanga “fissata” al rapporto con la madre arcaica e, quindi, non superi la sua passività. Invece, se c’è un padre, la bambina può vivere, nella prima fase un Edipo attivo, e poi volgersi al padre con modalità seduttive e femminili per essere sicura di conquistarlo. La dinamica psicologica di cui stiamo parlando appare in modo evidente nella  preadolescenza della ragazza. In questa fase, ella, ripetendo, perfezionando ed avviando a soluzione l’Edipo, diventa una ragazza amazzone, attiva, poco femminile, quasi, un maschiaccio. La ragazza sceglie questo stile di condotta proprio per superare la sua passività e resistere alle tentazioni regressive nei confronti della madre arcaica. Quando ha stabilizzato a sufficienza questo processo psichico, lo  abbandona per volgersi al padre in forme seduttive, ricettive e femminili, senza temere di ricadere nella primaria passività, quella del rapporto con la madre arcaica. Anche qui, la bambina, prima, e l’adolescente, poi, devono cercare e trovare una congrua identificazione con la madre. Non con la madre attiva, arcaica, come viene percepita all'inizio,  ma con quella reale, vale a dire, una madre e una donna seduttiva, ricettiva, femminile. Così facendo, con qualche passaggio in più rispetto al bambino e all’adolescente maschio, anche l'adolescente femmina supera la passività e l’Edipo.

Ciò è possibile perché l’identificazione con la madre sottende accettazione e riconciliazione, vale a dire, superamento della rivalità e conflittualità.

Ora, è vero che c’è qualcuno che pensa che l'Edipo freudiano sia una sciocchezza, come altri pensano che lo sia il mito platonico dell’ermafroditismo. Ma gli argomenti per sostenere l'Edipo ci sono. E se dovesse essere vero solo in parte, sottovalutarne la portata e le conseguenze, potrebbe essere cosa grave.

In ogni caso, si riconoscerà che, pur volendo attribuire tanti difetti al Padreterno – basti pensare a come gli è venuto l’uomo - Egli è molto più intelligente di Freud, Platone e i biologi della partenogenesi. Perciò, credenti e non, invochiamolo, perché ci illumini sulla questione che ci siamo posti. Più di una volta nella nostra storia ci siamo messi in seri pasticci. In passato, gli strumenti che avevamo per portare avanti le nostre sperimentazioni erano semplici e rudimentali, ma da qui in avanti saranno sempre più sofisticati e potenzialmente pericolosi. Questo non significa che dobbiamo fermarci, ma cercare l’umiltà e la prudenza dovrebbe apparire evidente anche agli spiriti più spregiudicati.

 


 
 
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