Sublimazioni

Un sito di psicologia dinamica

          divagazioni

 

 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA

 

ll pacifismo

Tutti parlano di pace ma intanto facciamo la guerra. Se avessero intervistato Caino, prima del fattaccio, probabilmente, anche lui, avrebbe detto che voleva la pace. Il mondo o è in mano a pochi malvagi che orientano le vicende umane, oppure ha ragione Pascal quando dice che nell’uomo c’è, ad un tempo, grandezza e miseria. Non perché è Pascal, ma pensiamo che abbia ragione lui.

L’ uomo preferisce esibire la grandezza e nascondere la miseria e, certe volte, trasformare la miseria in grandezza. Noi psicologi, con un termine tecnico, indichiamo l’operazione psichica della trasformazione nel contrario con la locuzione “formazione reattiva”. E’ un meccanismo difensivo dell’Io in base al quale un contenuto psichico spiacevole è, appunto, trasformato nel contrario. E cosi, per esempio, una dinamica pulsionale aggressiva può essere trasformata in disponibilità e bontà. Purtroppo la “formazione reattiva” opera al di fuori della sfera del conscio, e l’inconscio non solo esiste ma ha una forza rispetto alla quale le energie dell’Io fanno quasi tenerezza.

 D'altra parte, è vero, come diceva Freud, che “ la voce della ragione è fioca, ma alla fine si fa ascoltare”; però quanti discorsi, quanti inganni ed autoinganni prima che l’uomo possa affermare la parte migliore di sé.

A questo punto c’è da chiedersi se è meglio per l’uomo predicare il bene, pur desiderando il male, nella speranza che di predica in predica, alla fine, egli riesca ad operare il bene davvero; oppure, fare il male, confidando nel fatto che, per recuperare la propria autostima, attivi dei comportamenti restituitivi, nell’accezione kleiniana, che valgano a correggere i suoi errori e mitigarne le conseguenze.

La domanda non ci pare oziosa, e la risposta ci sembra tutt’altro che facile. Certo, una rappresentazione mentale positiva è possibile che si realizzi nei fatti come cosa buona, allo stesso modo in cui, per il principio della “ideoplasia motoria”, il pensiero del movimento può produrre la motricità. Tuttavia il movimento pensato - quello, per intenderci, del giocatore di bocce che muove il corpo nella direzione in cui vorrebbe vada la sua boccia - è appena percettibile, spesso irrilevante : la boccia, alla fine, và dove deve andare. E così, pensare il bene può essere senz’altro giusto, ma poco produttivo, inefficace ai fini del raggiungimento dell’obiettivo, se è dichiarazione d’intenti anziché volontà di operare.

 Ma, si sa, l’uomo deve mantenere su buoni livelli la sua autostima, soprattutto se intimamente si percepisce male; e poi, deve fare i conti con la sua coscienza.

Come psicologi, non abbiamo niente da dire sui tentativi dell’uomo di mantenere i suoi equilibri; ma, intanto, se sono fittizi, abbiamo l’obbligo di avvertirlo che, alla fine, si riveleranno tali e le conseguenze potranno essere anche gravi. Umanamente parlando poi, non riteniamo giusto che qualcuno “si lavi la coscienza e faccia bere l’acqua sporca agli altri”.

 Quanto all’altra ipotesi, se non sia più utile fare il male per poi correggersi, la risposta è sicuramente negativa. Tuttavia bisogna considerare che l’autenticità, nel comportamento umano, perfino quando si esprime in forme negative, presenta degli aspetti positivi.

 L’aspetto positivo può risiedere nel fatto che un modo di fare vero, anche se scorretto o, peggio, illecito è “trattabile” sia dal soggetto, sia dagli altri. Il soggetto può fare autocritica ed attivare dei comportamenti restituitivi nel senso in cui abbiamo detto sopra, gli altri si possono difendere, sanzionando i comportamenti scorretti del soggetto.

La cosa migliore sarebbe quella di essere veramente buoni e pacifici. Studiando l’uomo, però, non ci sembra possibile, e questo per i limiti intrinseci dell’essere umano; forse non è nemmeno obbligatorio: come non si può costringere una persona ad essere un eroe, così non si può pretendere che sia un santo.

Allora dobbiamo accontentarci della “normalità”. Può sembrare una parola brutta e, in effetti, tanto bella non è, almeno se la s’intende come normalità statistica, come conformismo, omologazione al pensiero dominante, insomma quanto di meno suggestivo ed eroico si possa immaginare.

 Ma un uomo normale è vero e questo è un fatto non di poco conto, basta ed avanza per esserne orgogliosi. In questo momento pare che l’uomo non voglia essere normale, vale a dire, anche invidioso, geloso, possessivo, aggressivo e chi più ne ha ne metta.

 Ciò che sfugge è che, forse, solo così possiamo realizzare la nostra condizione umana, rendere apprezzabili i comportamenti giusti perché cercati, conquistati, sofferti. Il bene, insomma, fatto nonostante il male, quello che si trova in noi stessi, affermato come valore essenziale, rispetto a virtù "mascherate", nell'accezione iunghiana, che esprimono  ipocrisia e  sensi di colpa inconsci.

 


 
 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA