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Onnipotenza e impotenza

 

Il 26 dicembre 2004 rimarrà una data storica per tutta l'umanità. Anche se, spesso, l'uomo tende a dimenticare gli eventi dolorosi, ciò che è successo nel sud-est asiatico lascerà sicuramente una traccia nella mente e nel cuore di ognuno di noi.

L'uomo tende a vivere - alcune volte, in modo contraddittorio - due posizioni inconciliabili: il vissuto dell'onnipotenza e quello dell'impotenza. Nei bambini questi due vissuti coesistono in modo inevitabile e, in fin dei conti, non del tutto contraddittorio. Per i suoi limiti intrinseci, il bambino soffre una condizione d'impotenza, sia nei confronti degli adulti, sia nei suoi stessi confronti. A questa sensazione di profonda debolezza reagisce con una rappresentazione di forza del proprio Sé che in termini psicologici si può definire una formazione reattiva, vale a dire una trasformazione nel contrario.

Nell'adulto la dicotomia onnipotenza-impotenza è meno forte, perché si presume che sia stata conciliata in sintesi con una rappresentazione realistica del Sé. Tuttavia, è inevitabile che in occasione di gravi cataclismi l'uomo riscopra la sua impotenza, quella di quando era bambino. Nei momenti di gravi difficoltà, l'uomo attiva sempre una regressione più o meno significativa, e nel sud-est asiatico, in seguito al maremoto, l'uomo di quelle terre lontane ha attivato una regressione psichica che lo ha reso debole due volte. Una volta, per le sofferenze oggettive a cui è stato costretto, una seconda volta, per il vissuto psicologico di debolezza secondario alla regressione.

Se le cose stanno così, in questo momento, l'adulto di quelle regioni  si trova in una situazione psicologica ancora più difficile di quando era bambino. Mentre, da bambino - attraverso un meccanismo psichico di imitazione, prima, e di identificazione, in un secondo momento - riusciva a partecipare degli attributi degli adulti e, quindi, ad allucinare in sé le caratteristiche di forza che gli adulti possedevano, ora, da adulto, questo non gli è più possibile. E così, non potendo identificarsi con la natura - a meno che non voglia attivare una posizione animistica - è costretto a misurarsi con essa, concludendo inevitabilmente di essere ben poca cosa.

La situazione del bambino è di annichilimento. Egli è costretto a vivere la sua fisiologica impotenza, da un lato, ma anche l'impotenza dei suoi adulti di riferimento, vinti dalla natura. Questo fatto lo rende estremamente vulnerabile.

Di qui l'importanza di un intervento esterno, da parte di persone che non siano state coinvolte direttamente dalla tragedia, e la cui forza ed integrità dell'Io siano rimaste intatte. In questo senso, gli aiuti umanitari non hanno soltanto una valenza oggettiva. Se riescono a definirsi in modo convincente e consistente, possono ripristinare un vissuto realistico di forza negli adulti colpiti dalla tragedia, che valga a recuperare il senso del controllo sul proprio Sé e sulla realtà, e un vissuto fisiologico di onnipotenza nel bambino, che possa consentirgli di allucinare la realtà per come è in grado di sopportarla.

Insomma, la questione degli aiuti umanitari ci sembra cosa delicata e importante. Nel caso in cui, per esempio, gli aiuti obbediscano a spinte narcisistiche o siano secondarie a sensi di colpa, si capisce come non possano favorire il ripristino del senso di controllo della realtà da parte delle vittime. E ciò per il semplice fatto che né le vittime, con i loro sensi di inadeguatezza oggettiva, né i soccorritori,  per l'inautenticità delle loro motivazioni di fondo, operano di fatto un controllo sulla realtà. Al contrario, i primi continuano a sperimentare con angoscia il loro senso di impotenza di fronte alla schiacciante forza della natura, i secondi, con sofisticate operazioni psicologiche lenitive della colpa, si preoccupano essenzialmente di mantenere il loro equilibrio interno.

In questo malaugurato caso, i bambini non capirebbero razionalmente, forse, le dinamiche di cui si è detto, ma le soffrirebbero sicuramente. Perciò, auguri e coraggio alle vittime dello sciagurato evento naturale. Attenzione ed onestà a noi che, con i nostri sms, i nostri aerei, i nostri uomini,  li stiamo aiutando. Amen

 


 
 
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