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Notizie striscianti

 

Siamo venuti a conoscenza, come tanti, della polemica scoppiata tra i conduttori della trasmissione televisiva Striscia la notizia e Paolo Bonolis, il conduttore di Affari tuoi, una trasmissione della Rai.

Per la verità, abbiamo saputo della querelle dai commenti di amici e conoscenti che ne hanno parlato con passione, rabbia e forte spirito di parte.

Non è il caso di entrare nel merito della questione, vale a dire, valutare di chi sono le ragioni o i torti. Ciò che c'interessa è capire la reazione della gente che, come abbiamo detto, è stata forte, sentita e manifestata con un senso di appartenenza davvero straordinario.

L’impressione che abbiamo avuto è che questi due schieramenti si siano creati per sostenere il Pubblico, rappresentato dalla Rai, o il Privato, rappresentato da Mediaset. E fin qui non ci sarebbe stato niente di strano o atipico. Fuori dal comune, invece, è stata la passione con cui ciascuno schieramento ha sostenuto il proprio punto di vista e, perfino, l’ostilità manifestata nei confronti dei sostenitori dello schieramento opposto.

Insomma, siamo alle solite. Ogni occasione è buona per alimentare una conflittualità che il popolo vive da tempi ormai lontani e che, a questo punto, sarebbe il caso che fosse digerita e metabolizzata.

Ma che significati può avere questa conflittualità perenne che impedisce la realizzazione di un progetto comune e, finalmente, il raggiungimento di obiettivi che, in quanto raggiunti, renderebbero il nostro Paese, nel bene e nel male, finalmente normale?

La prima cosa che ci viene in mente, ponendoci la domanda, è il fatto che nell’ambito della famiglia ci sia, come fatto naturale e fisiologico, una certa rivalità fraterna che sottende il bisogno di avere i genitori e, quindi, le cure e attenzioni, tutti per sé. Il bambino nasce debole e, perciò, dipendente. Non può fare a meno degli appoggi dei genitori, intesi anche in senso affettivo. Un bambino non nutrito potrebbe morire. Ma potrebbe morire anche se fosse regolarmente accudito dal punto di vista dei bisogni fisici ma non da quelli psichici. In questo senso, se immaginiamo un bambino in una camera sterile, opportunamente riscaldata, nutrito regolarmente tutti i giorni ma da un robot, senza una carezza, un sorriso, senza essere mai preso in braccio, insomma, privato del rapporto umano con la madre o un suo equivalente, l’esito probabile sarebbe, appunto, la morte.

E tutto questo cosa c’entra con gli italiani adulti e vaccinati? Forse, c’entra nel senso che gli italiani tanto adulti non sono e nemmeno vaccinati.

Essere adulti significa aver raggiunto una condizione di chiarezza e di individuazione del proprio Sé che, sul piano personale, necessita del supporto della famiglia e delle altre agenzie educative che offrono modelli di identificazione adatti allo scopo. In una dimensione sociale, la condizione adulta si raggiunge attraverso un feedback positivo da parte degli altri che riconoscono e attribuiscono ruoli adulti che, in quanto esercitati, consentono l'acquisizione di quel senso della responsabilità che definisce il consolidamento della condizione adulta ed il suo perfezionamento.

Quanto alla vaccinazione, ricordiamo una riflessione di Montanelli che aveva osservato che gli italiani avrebbero dovuto prendere la "malattia" Berlusconi per poterne diventare, alla fine, immuni. Noi aggiungiamo, più modestamente, che gli italiani dovrebbero prendere la malattia Utopia-Ideologia, ma in modo serio e completo, andando fino in fondo, costi quel che costi, per essere finalmente vaccinati dal desiderio e dal sogno. In questo senso,osserviamo che l’equivalente della Rivoluzione Francese in Italia non si è verificato. E se ciò è stato grave dal punto di vista storico, lo è stato ancora di più dal punto di vista psicologico: una contestazione abortita, nei confronti del potere arrogante ed autoritario - che sia tale nella sostanza e non negli atteggiamenti - tende ad incistarsi in perenni risentimenti, tipici degli adolescenti o di chi ha una mentalità adolescenziale. Oppure, in una sottomissione, impotente e spaventata, incapace di raggiungere obiettivi d’individuazione e autorealizzazione.

In questa condizione esistenziale, si rimane sudditi, non si diventa cittadini. L’unico privilegio che ci si può concedere è pensare di essere nel giusto, con i propri aggressori, ma con tanta rabbia e tanti bisogni di rivalsa, con i propri simili.

 


 
 
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