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Natale e regressione

 

Abbiamo notato che subito dopo le festività natalizie molte persone hanno avuto difficoltà a riprendere il normale ritmo lavorativo.

Il fatto non ci ha sorpreso perché lo abbiamo rilevato altre volte. Si tratta di una non infrequente tendenza a regredire che si manifesta in occasione di eventi che rimandano a forti punti di "fissazione".

La "fissazione" è stata descritta da Freud con l'immagine di un esercito che, procedendo nella sua marcia verso l'obiettivo, lascia, di tanto in tanto, delle postazioni lungo il suo percorso per poter ritornare su di esse in caso di pericolo. E così, ognuno di noi ha delle "postazioni" verso le quali tende a ritornare in caso di difficoltà.

Il Natale rappresenta, spesso, per la persona adulta l'occasione di riassaporare atmosfere magiche vissute nell'infanzia. Sono ricordi vividi e piacevoli, quando lo sono, che in alcuni casi compromettono il piacere del Natale vissuto al momento. Non c'è dubbio che le suggestioni delle festività natalizie, vissute con l'ingenuità dei sentimenti di un bambino, sono di gran lunga superiori a quelle di una persona adulta. Di qui la tendenza a immergersi in antiche atmosfere che però sono più fantasticate che reali. Nella realtà c'è il traffico intenso delle festività, le spese che certe volte non si possono fare, il viaggio che rimane un sogno, rapporti affettivi e di relazione che non sono quelli che ci si augurava.

Tuttavia, quando il Natale non è compromesso da gravi situazioni di malattia o sofferenze di altra natura, ognuno di noi spera che il mondo sia migliore o lo possa diventare. Non solo. Si spera che noi stessi possiamo diventare migliori e possa migliorare la nostra condizione esistenziale. Gli auguri che ci si scambia in occasione del Natale sono tutt'altro che formali, fanno capo, anzi, ad un emozionale antico ed intensamente vissuto.

La fine delle vacanze natalizie è, perciò, la fine di un sogno e di una speranza, il ritorno ad una realtà più impegnativa di quella immaginata.

Naturalmente, quanto abbiamo detto non va preso alla lettera. Una persona che ha buoni adattamenti e buoni equilibri è senz'altro in grado di misurarsi con i propri ricordi, il proprio passato e con le suggestioni ad esso collegate. C'è qualcuno, però, che vive la propria vita con una certa pesantezza, per difficoltà oggettive o soggettive, e necessita di pause non soltanto temporali ma anche e soprattutto psicologiche fatte di serenità o, almeno, di assenza di conflitto.  Queste, però, sono condizioni interne spesso impermeabili alle suggestioni o alla speranza e quasi sempre determinate da aggiustamenti che si sono realizzati nel tempo lungo il processo di crescita e maturazione.

Insomma, un bel guaio i momenti belli. Sicuramente per coloro che, non potendo utilizzare alibi in queste circostanze, sono costretti a fare il punto della loro condizione esistenziale, scoprendo molte lacune nella loro vita. Ma, si direbbe, momenti impegnativi anche per le persone discretamente adattate che, avendo fatto un tuffo nel passato, vorrebbero rimanere immerse in quelle acque calme e calde che ricordano tanto quelle del grembo materno.

Ma adesso lasciamo le nostalgie. Torniamo a misurarci con la nostra realtà, ricordandoci che la vita è bella non tanto perché caratterizzata dal piacere, quanto perché priva di dolore, coerentemente con quel principio di realtà di cui parlavamo sopra.

Magra consolazione, penserà qualcuno; ma l'unica possibile, aggiungiamo noi.

Perciò, buon Anno Nuovo, cari visitatori, fatto di eventi normali e concreti. Saranno, forse, poco suggestivi, ma saranno veri e, in quanto tali, fruibili nella dimensione reale. Lontano da fantasie che ci allontanano da noi stessi e dalle nostre conquiste di persone adulte.

 


 
 
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