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I motivi conduttori dell'adolescenza

In questa "Riflessione", cercheremo di cogliere gli aspetti più importanti della dinamica adolescenziale. Diciamo subito che la sintesi e la semplificazione hanno sempre in sé il rischio della banalizzazione ed anche dell'errore, nel senso che è possibile alterare i contenuti del discorso che si vuole fare. Tuttavia, vogliamo cercare le fila di un argomento sicuramente importante e, forse, interessante, nella speranza di fare cosa utile a quelle persone che s ‘interessano di psicologia, per sensibilità culturale o per esigenze professionali (insegnanti, educatori ecc.).

Saremo costretti a schematizzare, per necessità espositive, il processo adolescenziale, ma insistiamo nel dire che tale processo è tutt'altro che schematico; al contrario è molto dinamico, vario, contraddittorio e conflittuale. Quello che succede dai dodici - tredici anni ( per le ragazze anche prima) fino ai vent'anni ( nella nostra cultura anche fino ai venticinque) è una ripetizione continua di temi sui quali l'adolescente s'impegna e soffre, prima di trovare acque abbastanza tranquille nelle quali può navigare senza particolari patimenti ed in modo proficuo.

Nella prima fase dell'adolescenza si riprendono dinamiche evolutive già affrontate dal bambino nella crescita che va da zero a sei anni. Ma prima di entrare nella fase adolescenziale è utile descrivere, sia pure brevemente, quello che succede nella latenza, il periodo che viene dopo i sei anni e dura fino ai dieci- undici anni.

E' il momento del rafforzamento dell'Io, della sua differenziazione e della canalizzazione, in strutture psichiche più complesse, della dinamica pulsionale. E' molto importante che nella latenza l'Io si rafforzi, perché possa far fronte alla piena della spinta ormonale della pubertà. La capacità dell'Io di tenere a bada sempre meglio la spinta pulsionale, da un lato, e l'aumentata "abilità" del bambino, dall'altro, consentono di sperimentare un vissuto di relativa calma.

L'istanza psichica del Super-io, erede del complesso edipico, agisce come controllore delle pulsioni, soprattutto quando queste si vogliono imporre in modo poco realistico o, addirittura, non lecito. La tensione, nell'infanzia sperimentata come angoscia, ora è canalizzata dall'Io in attività congrue e funzionali ai bisogni adattivi.

E' in questo periodo che si sviluppano o si consolidano meccanismi difensivi dell'Io che tendono a mantenere integro il senso di continuità dell'Io. Si osservano cambiamenti positivi in diverse aree della personalità, espressione di un processo di maturazione che va avanti abbastanza velocemente. Intanto il bambino è meno irrequieto: tende ad utilizzare il linguaggio, anziché la modalità motoria, come forma di scarica della tensione. Il linguaggio non esprime più soltanto bisogni ed emozioni, tiene conto del punto di vista dell'interlocutore, utilizza la metafora e l'allegoria, segno evidente di sviluppo intellettivo e di capacità dell'Io di attivare processi di copertura nei confronti di dinamiche disturbanti. Il bambino, inoltre, si emancipa dal bisogno impellente di avere appoggi, in senso oggettivo ed in senso psicologico, per la maggiore capacità di mantenere la sua autostima grazie a comportamenti che ricevono conferma ed apprezzamenti da parte degli altri.

Questa è, schematicamente, la situazione psicologica del bambino quando arriva la pubertà con tutte le spinte e gli sconvolgimenti che essa comporta. L'Io, adesso, è fortemente impegnato, e le modalità adattive della latenza vacillano; si osserva la tendenza a riutilizzare i vecchi sistemi di riduzione della tensione, già sperimentati nell'infanzia, con un inevitabile ritorno al passato; il preadolescente attiva cioè delle regressioni o, più esattamente, vive forti tentazioni regressive che deve assolutamente contrastare se non vuole compromettere il processo di crescita.

La più forte tentazione regressiva è quella di tornare su posizioni pregenitali. La pregenitalità è passività, quale si afferma nell'infanzia nel rapporto con la madre arcaica. Il maschio reagisce ai rischi della regressione alla madre arcaica, desiderata e temuta, con comportamenti svalutativi della donna, assumendo atteggiamenti ipercompensatori di forza ed autosufficienza: è il periodo delle "bande" e delle "spacconate". La donna risponde alle tentazioni regressive con una "ventata di attivismo" e con un orientamento precoce verso l'altro sesso che, nelle forme mal riuscite, si traduce in vero e proprio acting-out sessuale. Naturalmente si tratta di pseudo eterosessualità, per il semplice fatto che la ragazza non ha ancora disinvestito la libido dai primi oggetti d'amore e, quindi, non ha ancora trovato nuovi oggetti leciti su cui investire. Questo è il compito, sia per il maschio che per la femmina, della successiva fase dell'adolescenza.

Occorre precisare che il disinvestimento dai primi oggetti d'amore è tutt'altro che facile. Per esigenze espositive, stiamo schematizzando il processo adolescenziale e, così facendo, tale processo può apparire lineare, omogeneo, naturale. In realtà si osservano salti in avanti, significative regressioni e forti conflitti.

 L'adolescente attiva, in questa fase, meccanismi difensivi dell'Io, come l'intellettualizzazione e l'ascetismo, per difendersi appunto dai significativi coinvolgimenti emotivi. Con l'intellettualizzazione, l’adolescente trasforma i bisogni pulsionali, non più possibili da soddisfare, o, in ogni modo, non con le modalità solite, in interessi culturali: è il momento della passione politica, dell'amore verso la filosofia, di un’enfatizzazione del pensiero che fa tornare l'adolescente in quella situazione d’egocentrismo, questa volta intellettuale, che aveva gia vissuto nell'infanzia fino ai sei-sette anni.

Con la mortificazione dei bisogni, l'adolescente tenta di arginare le spinte sessuali ed aggressive, nel tentativo di convincersi d’essere padrone di se stesso, dei propri impulsi.

 Joyce, nel suo romanzo Dedalus, descrive in modo molto preciso la dinamica psicologica di cui ci stiamo occupando: "...Sottopose ad una disciplina rigorosa ogni suo senso. Per mortificare il senso della vista si fece la regola di camminare per le vie con gli occhi bassi, i suoi occhi evitavano ogni incontro con occhi di donna...Per mortificare l'udito non faceva tentativi di fuggire un rumore che gli provocasse una penosa irritazione nervosa...Per mortificare il gusto praticava a tavola molta sobrietà, osservava alla lettera tutti i digiuni della Chiesa...ma era nella mortificazione del tatto che spendeva la più assidua ingegnosità d'inventiva. Stava seduto nella postura più scomoda, soffriva con pazienza ogni prurito e ogni dolore,.Lo sorprendeva tuttavia credere che si fosse trovato tanto facilmente alla mercé d’imperfezioni indegne e puerili...". La citazione, tratta da Peter Blos in "L'adolescenza, una interpretazione psicoanalitica", forse aiuta a capire l'intensità degli sforzi, compiuti dall'adolescente per dare alla sua vita un certo ordine ed un adeguato controllo. Blos commenta: " Ciò che l'artista lucidamente descrive è ricordato in modo soltanto vago dall'adulto medio, e per lo più le scorribande giovanili della mente e del corpo vanno perse per la coscienza".

La conflittualità dell'adolescente non è poi così misteriosa; a ben guardare, traspare all'esterno in comportamenti e stati d'animo, in alcuni casi, sorprendenti: si osservano, in forma altalenante, ribellione e sottomissione, gentilezza e rudezza, idealismo e materialismo, ricerca del piacere estremo e automortificazione.

 Nel conflitto che stiamo descrivendo e cioè, giova ripeterlo, tra tendenze regressive e sforzi propulsivi alla ricerca di nuovi oggetti d'amore, l'adolescente investe provvisoriamente le sue energie psichiche sul proprio Sé, secondo una modalità narcisistica. Questo narcisismo ha connotazioni omosessuali ed è transeunte; sarà abbandonato nel momento in cui l'adolescente potrà investire su un oggetto d'amore di sesso opposto, fuori della costellazione affettiva primaria e quindi lecito.

Prima di ciò, l'adolescente sceglie un "amico del cuore" che ha le caratteristiche che a lui mancano, lo idealizza e il correlato psichico di questo rapporto diventa l'importante istanza psichica dell'Ideale dell'io. In questa fase l'adolescente è ancora in difficoltà; tuttavia bisogna considerare che la formazione dell'Ideale dell'io si dimostrerà molto utile quando il giovane vorrà valutare e "giudicare" la qualità dei suoi comportamenti. In questo senso, mentre il Super.io è rigido e, qualche volta, anche sadico, l'Ideale dell'io è un'istanza psichica più personale e quindi più rispondente al modo di essere del soggetto, in una parola più benevolo. L'Ideale dell'io tende a disapprovare il soggetto quando c'è una significativa discrepanza tra ciò che egli è e ciò che vorrebbe essere, tra ciò che fa e ciò che ritiene giusto fare.

E' senz'altro un passo avanti verso l'individuazione del proprio Sé ed un equilibrio più vero e più stabile, rispetto a quello che può dare il Super-io con le censure e le proibizioni. E questo perché mentre il Super-io controlla le pulsioni, l'Ideale dell'io le canalizza verso una serie d’attività ad alta valenza psico-sociale.

Alla fine, superata la fase del lutto (il ritiro della libido dai primi oggetti d'amore), quella del narcisismo(l'investimento provvisorio sul proprio Sé), l'adolescente entra in rapporto con l'oggetto. La qualità delle sue relazioni migliora e, con riferimento all'altro sesso, si attivano vissuti d'abbandono e di fiducia, un senso di completamento che si compendiano nell'esperienza dell'innamoramento. Gradualmente si fa avanti un senso di definitività che implica l'urgenza di scelte e svolte decisive. Alla domanda "Chi sono io?" il giovane risponde: "Ecco chi sono io". Una risposta sommessa, emozionata, umile alla quale legherà i suoi comportamenti, per forgiare un carattere e trovare il suo destino.

 


 
 
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