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Magia e credenze

 

Massimo aveva finito da poco tempo un lavoro sulle reazioni ossessive. Stava rileggendo il testo per renderlo più scorrevole e comprensibile, in modo da realizzare al meglio le sue finalità divulgative. Oltretutto, sarebbe stato pubblicato nel web, dove sia la scrittura che la lettura possiedono proprietà formali diverse rispetto a quelle del libro.

Giulia entrò nella sua stanza, eccitata e sorridente. Gli chiese di smettere di lavorare e di passare nella stanza accanto dove altre due colleghe la stavano aspettando per leggere insieme la recensione di una terapia rilassante con i delfini e l’acqua. Massimo, in un primo momento, fu riluttante ad alzarsi. L’argomento non lo interessava, ma i trentacinque gradi umidi dell’inizio di quell’ estate gli suggerirono di accettare l’invito, pensando che quella distrazione non avrebbe potuto fargli male. E invece si sbagliava. La stanza accanto era esposta al sole, l’aria condizionata non funzionava, e le colleghe ridevano, tutte insieme, in un modo stranamente irritante.

In dei fogli fotocopiati, Giulia leggeva di perline  che si trovano nell’acqua del mare le cui proprietà rilassanti vengono massicciamente assorbite dai delfini. Giocare con i delfini in acqua determinava l'assorbimento delle proprietà salutari delle perline e, soprattutto, di quelle dei delfini che,  avendole assorbite e metabolizzate, le rendevano disponibili con facilità. E, mentre leggevano, ridevano. Non poteva trattarsi di una reazione isterica - pensò Massimo, leggermente preoccupato, ma fiducioso nel fatto che le colleghe erano persone abbastanza equilibrate. Certo, faceva caldo, qualcuna di loro si era lamentata del marito qualche giorno prima, l'allegria era sicuramente enfatica, ma non doveva trattarsi di una patologia grave. Egli cercò di fare, incautamente, qualche commento sulla  deconnessione psichica e sulla ideoplasia motoria: le risate aumentarono pericolosamente, sia di frequenza che d’intensità. Si fermò immediatamente, maledicendo la sua avventatezza.

Aveva capito di che cosa soffrivano le sue colleghe. Il caldo, l’attesa impaziente delle ferie, un accenno di disperazione esistenziale avevano provocato una regressione psichica. Erano regredite alla fase del pensiero magico, quella in cui i bambini attribuiscono alle nuvole la volontà di muoversi. E, infatti, di lì a poco, commentando finalmente la lettura di quella tecnica di rilassamento, Giulia raccontò di come uno psicologo fosse riuscito in una sola seduta a togliere il vizio del fumo ad un suo amico che fumava cinquanta sigarette al giorno. Cosa successe? - s’informò Massimo -. Il tuo amico - continuò in modo volutamente provocatorio - morì d’infarto, d’ictus cerebrale, gli venne il fuoco di Sant'Antonio? Che sciocchezze, rispose la collega. Certo, soffrì molto per alcuni mesi - proseguì nel racconto - si alzarono i suoi livelli pressori, si separò dalla moglie e stava perdendo il posto di lavoro. Ma riuscì a non fumare per tre mesi. Poi, essendosi convinto che, se avesse voluto, avrebbe potuto smettere in qualsiasi momento, riprese a fumare.

Massimo si sentì vecchio e stanco, come accade a tutti quando le dure leggi della vita si presentano in tutta la loro chiarezza e si affermano nella loro necessità. L’arrivo di un collega psicologo, più giovane ed entusiasta di lui, lo sollevò da quella situazione. Il giovane collega incominciò a battagliare sulla opportunità di non concentrarsi esclusivamente sui sintomi, ma di interpretarli nei loro significati di fondo, e intervenire sulle cause. Massimo, intanto, si era allontanato ed era ritornato nella sua stanza. Non riusciva a cogliere le parole del giovane collega psicologo, ma sentiva distintamente le risate della pedagogista e delle due assistenti sociali che erano aumentate, ancora una volta, sia di frequenza che d’intensità.

Si lasciò andare alle sue elucubrazioni. La prima analisi che gli venne in mente fu che preferissero la magia alla psicologia. La dinamica - pensò - poteva essere ricondotta al fatto che quando si ha bisogno d'aiuto, si vuole credere che la persona che viene in soccorso abbia i caratteri dell'onnipotenza. E il mago, anche se psicologo, è onnipotente, se no che mago è. Lo psicologo senza poteri straordinari, invece, è uno scienziato che nella migliore delle ipotesi legge e traduce ciò che è. Ma la verità quasi mai piace. Nel caso della sua collega Giulia, la compulsione a fumare più di un pacchetto di sigarette al giorno derivava dal fatto che il rapporto di lei con il marito era entrato in crisi da quando lui l'aveva tradita con una donna più giovane e molto bella. Il suo vero problema, quindi, era quello di prendere coscienza del suo risentimento, superarlo o, in caso contrario, lasciare il marito più che le sigarette.  Sennonché la sua collega era una donna pia e religiosissima, il matrimonio per lei era un sacramento e le riusciva impossibile, perfino, immaginare il desiderio di separarsi dal marito. Quale psicologo normale sarebbe riuscito a renderla consapevole di questa dinamica inconscia? Forse, Giulia non aveva tutti i torti ad affidarsi a soluzioni magiche - continuò a pensare Massimo, approfondendo la sua stanchezza -.

 


 
 
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