Sublimazioni

Un sito di psicologia dinamica

          editoriali

 

 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA

 

Le parole che non ti ho detto

 

L’estate rappresenta, non per tutti ma abbastanza spesso, il momento della pausa, delle vacanze, dei viaggi e degli incontri.

E così, aumentano le relazioni sociali, si chiacchiera di più, si dibatte di più. Anche noi abbiamo vissuto una parte di ciò.  Una cosa che mi ha colpito – ed entro subito in tema – è stata la tendenza delle persone a dire molto nel senso della espressività verbale ma a dire poco del loro vero sentire. Non è un fatto assoluto, è una semplice tendenza. Ma, come spesso accade, le semplici cose sono verissime cose. Insomma, nelle chiacchierate sulla spiaggia o in quelle di una cena ho avuto l’impressione che ci fosse un non detto che lasciava insatura la chiacchierata o la discussione. Naturalmente, è possibilissimo che la mia sia una deformazione professionale - cerco di guardare con più attenzione cosa c’è scritto tra le righe che non quello che si legge sulle righe di un discorso – ma ho qualche argomentazione che voglio presentare ai miei lettori.

Intanto, voglio dire che le parole spesso si usano più per nascondere che per svelare. In una carezza, in un sorriso, o in uno schiaffo non ci sono molti margini di fraintendimento. Ci sono poi degli ambiti, penso a quello sessuale, dove gli equivoci di una relazione si avvicinano allo zero: nonostante i sorrisi e le carezze, un uomo può avere una reazione di impotenza o la donna di frigidità. Le scuse presentate al partner possono essere accettate, ma sempre di scuse si tratta, da un lato; dall’altro,  l’accettazione delle scuse spesso esprime buona educazione o desiderio di non farla lunga, niente di più o molto di più, si intenda come si preferisce.

Ma, torniamo alle chiacchierate sulla spiaggia o a quelle portate avanti nel corso di una cena. Qui, le possibilità di inganno, ma anche di autoinganno, d’ipocrisia, di mistificazione, di ostilità trattenuta o, al contrario, di amicizia pudicamente non enfatizzata, di amore inconfessato ed inconfessabile, tutto questo può essere presente in forme variegate ed anche contraddittorie. Una moglie può, con garbo o in modo perentorio, dire al marito: adesso lascia parlare gli altri. Può avere anche ragione, nel senso che il marito può aver monopolizzato la conversazione, ma, e soprattutto, quando non è così, la moglie fa al marito un discorso lungo quanto un romanzo che non può o vuole raccontare. E continuando, un amico di vecchia data può imbastire un discorso su “Scienza e verità” affermando che solo la scienza, quella vera, quella dura, può esprimersi sulle cose. Guarda caso, una donna ha dimostrato interesse non nei suoi discorsi ma in quelli del suo amico e, guarda caso, quest'ultimo non rappresenta le scienze dure: non è un fisico, un matematico o un biologo molecolare.

Insomma, si chiacchiera più per passare il tempo o per essere simpatici o, quando la vanità prende il sopravvento, per definirsi in forme suggestive. Ciò che si sottovaluta, magari non volutamente, è il fatto che un bisogno importante dell’uomo è proprio quello di comunicare. E’ nella comunicazione vera che si incontra l’altro e, cosa ancora più importante, si prende contatto con se stessi, facendo qualche passo avanti nella conoscenza del proprio Sé.

Ma c’è un’altra cosa. Nella comunicazione vera ci si alleggerisce: non c’è bisogno di operare controinvestimenti dell’Io per tenere a bada contenuti psichici di fondo che vorrebbero affiorare alla coscienza ma, per paura, vengono trattenuti in quella dimensione del non detto e, certe volte, del non conosciuto.

Ogni tanto, scappa la verità: devo confessarti una cosa, dice  uno all’altro. D’un tratto, la conversazione si acquieta, si alleggerisce, non nel senso della banalità ma nel fatto che si vola più in alto, raggiunge il cuore dell’interlocutore e degli altri. Finalmente le parole trattenute, il sentire negato, vengono fuori, la paura scompare, ci si sente meglio, facendo sentire meglio anche gli altri.

Forse, è qui l’utilità della chiacchiera. Chiacchierando ci si distrae e distraendosi si finisce con il dire le cose che veramente importano, agli altri e a se stessi.

 


 
 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA