Sublimazioni

Un sito di psicologia dinamica

          riflessioni

 

 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA

 

L'ipnotismo prima della psicoanalisi

Vogliamo precisare subito che in questa “riflessione” non siamo tanto interessati all’ipnotismo, pur riconoscendone l’importanza passata e, per certi aspetti, la validità attuale. Quello che ci interessa maggiormente è cogliere la dinamica relazionale terapeuta-paziente e la genesi di certe intuizioni e di certe scoperte che gradualmente portarono alla psicoanalisi.

Non c’è dubbio che con l’ipnotismo si fa un ulteriore passo in avanti nella storia della psicoanalisi. Occorre precisare però che, per quanto riguarda la comprensione dell’importanza del fattore relazionale ai fini del successo terapeutico, l’ipnotismo non si differenzia molto dal magnetismo animale.

Come abbiamo detto nella "riflessione" precedente, Mesmer, il padre del magnetismo animale, vedeva nel “fluido universale”la causa della malattia: se il fluido non era ben distribuito in una persona allora questa si ammalava e, per farla stare bene, la terapia doveva fare in modo che si ripristinasse l’armonia del fluido circolante in quella persona. Pere questo motivo, gli autori più rappresentativi dell’ipnotismo furono molto restii a riconoscere il valore dell’influenza del terapeuta nella induzione della trance ipnotica. Questi autori, ad eccezione di Janet e pochi altri, non danno molta importanza al sentimento del paziente nei confronti del terapeuta, che in una interpretazione psicoanalitica è il fattore più importante dell’ipnosi; al contrario preferiscono quelle interpretazioni che escludono il terapeuta dagli effetti dell’ipnosi nel paziente, quali, ad esempio,reazioni d’amore, di estrema simpatia, profondo attaccamento.

Vedremo come sia la scuola di Nancy come quella della Salpetriere, pur nelle differenziazioni che le caratterizzarono, non daranno un’interpretazione soddisfacente dell’ipnosi da un punto di vista psicologico.

James Braid introdusse il termine ipnotismo verso la metà del XIX secolo, ponendosi come il fondatore dell’ipnotismo. Dapprima scettico nei confronti del magnetismo animale, preferì in seguito sottoporlo ad esame critico dopo aver assistito ad un esperimento del magnetizzatore ginevrino Lafontaine. Si convinse alla fine che il fluido magnetico non aveva alcuna importanza nei fenomeni che aveva osservato. Modificò la tecnica, eliminando i passi magnetici, invitando il soggetto a fissare un oggetto luminoso. L’interpretazione che Braid stesso da fu che “uno stimolo “fisico-psichico” della retina agisce sul sistema nervoso del soggetto e produce il sonno nervoso”. Niente fluido,quindi, ma esclusivamente meccanismi neurofisiologici.

Liebeault e Bernheim sono gli autori più importanti della scuola di Nancy e quelli che hanno riconosciuto l’importanza dei fattori psicologici più di quanto non l’abbiano fatto i seguaci della scuola della Salpetriere.

Liebeault iniziò la pratica ipnotica verso il 1860. Semplice medico generico abbandonò la professione medica per dedicarsi esclusivamente ai suoi procedimenti ipnotici; dopo che i suoi colleghi presero a deriderlo per le sue idee, sostituì la targhetta di casa con la scritta “Dr. Liebeault” con quella “A. Liebeault”. La sua tecnica consisteva nell’invitare il soggetto a fissarlo negli occhi, intimandogli,inoltre, di addormentarsi. Successivamente però, è questa la novità rispetto ad altri ipnotisti che lo hanno preceduto, suggeriva al paziente l’idea del sonno parlandogli del suo bisogno di dormire, della pesantezza delle palpebre, dell’attutirsi dell’acutezza dei sensi ecc.

Come si vede, con Liebeault viene superata l’ipotesi fluidica, riconoscendo questo autore l’importanza di determinanti non fisici, quali il pensiero, l’attenzione, la memoria ecc., ai fini dell’induzione della trance ipnotica; tuttavia gli sfugge l’importanza della relazione terapeutica, dei vissuti del paziente, insomma del “sentimento”, inteso come dinamica emotivo-affettiva nel rapporto paziente-terapeuta che crea la suggestione e rende possibile l’accettazione, da parte del paziente, dei comandi ipnotici.

Bernheim, altro autore importante della scuola di Nancy, è un clinico dotato di rigoroso senso scientifico. Egli cercò di dare all’ipnosi quella credibilità che le mancava elaborando la teoria di Liebeault. In questo senso definirà la suggestione un meccanismo nervoso: “ Ogni cellula cerebrale, azionata da un’idea, mette in moto le fibre nervose che ne emanano e trasmettono l’impressione agli organi che la realizzano. E’ quella che io chiamo la legge dell’ideodinamismo”. Come si vede, anche qui è  escluso il fattore fisico, affermata la dinamica ideativa, esaltata dalla concentrazione mentale dello stato ipnotico, senza che ci sia, tuttavia, una precisa valorizzazione della relazione terapeutica.

Per quanto riguarda le caratteristiche della scuola della Salpetriere, si può osservare una regressione nell’interpretazione dei fenomeni ipnotici, soprattutto negli allievi di Charcot, caposcuola della Salpetriere.

Con Babinski si affermerà che “ l’ipnosi è uno stato somatico prodotto da eccitazioni fisiche senza l’intervento della suggestione”. In alcuni autori si può osservare, addirittura, il tentativo di spiegare i fenomeni ipnotici con l’azione dei metalli, ritornando così alle prime teorie di Mesmer (prima di elaborare la teoria fluidica, Mesmer credeva nelle virtù curative dell’applicazione dei metalli). 

Diverso il punto di vista di Janet, allievo di Charcot, il quale affermando l’importanza del sentimento nel paziente durante il processo ipnotico, si allontanava dalle teorie sostenute dalla scuola della Salpetriere, alle quali aveva aderito in un primo momento, per avvicinarsi a quelle della scuola di Nancy. Janet coglie la forte carica emotivo-affettiva nei suoi pazienti, ma il forte bisogno del paziente di essere amato viene spiegato come la conseguenza di un calo della tensione psicologica. Il riferimento al potenziale cerebrale fa capire che Charcot aveva lasciato la sua impronta; risultava difficile cogliere l’importanza della relazione oggettuale, ed in essa quel fascio di reazioni transferali che si determinavano nel paziente, sentimenti che poi coinvolgevano anche il terapeuta determinando così in lui reazioni di controtransfert.

In altri termini, al tempo del magnetismo animale e, successivamente, al tempo dei procedimenti ipnotici si era intuito che esisteva un legame affettivo tra il paziente e il terapeuta; l’importanza di questo legame però veniva sottovalutata, banalizzata, certe volte, addirittura negata, per dinamiche difensive negli stessi operatori. Il legame esisteva, eccome; lo si percepiva con forza in una dimensione inconscia, non era un generico rapporto affettivo, aveva spiccate connotazioni sessuali. Si trattava, cioè, di una relazione erotica, in modo particolare quando si sottoponevano a terapia le donne, che spaventava il terapeuta e lo costringeva a rifugiarsi, non avendo ancora gli strumenti tecnici adeguati per proteggersi dal coinvolgimento emotivo, in interpretazioni teoriche che privilegiavano l’importanza,ora del fluido magnetico, ora dei meccanismi cerebrali intesi in senso fisiologico, oppure dei fattori fisici, riducendo tutto al somatico, come alla Salpetriere.

Spetterà al coraggio ed al genio di Freud confrontarsi con i fantasmi dei suoi pazienti e con i propri, evocarli, farli apparire, e poi invitare e incoraggiare i suoi pazienti a fare lo stesso. Il transfert ed il controtrasfert, che avevano spaventato Breur nel trattamento di Anna O., verranno affrontati da Freud con lo spirito scientifico che lo contraddistingueva, avviandosi a passi sicuri verso la costruzione della teoria e della tecnica psicoanalitica.

 


 
 
HOME PAGE PREFAZIONE RIFLESSIONI DIVAGAZIONI EDITORIALI CONSULENZA