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Grandezza e Miseria

 

Uccisi diciotto soldati italiani in Iraq

Ci vogliono eventi clamorosi perché l’uomo consideri le sue miserie. Vale per gli uomini di buona volontà, perché quelli di cui sono privi non possono prenderne atto nemmeno in queste drammatiche circostanze.

Quello che è successo a Nassiriya potrebbe farci riflettere sulla natura umana, sui limiti dell’uomo, le sue miserie, ma, per fortuna, stimolarci anche a considerare le qualità che lo nobilitano. Nobili i soldati italiani che sono morti compiendo il loro dovere. Miseri i terroristi iracheni, uomini disperati che non sono in grado di esprimere la parte migliore di sé. I terroristi in questo momento manifestano la parte peggiore di sé e di tutto il genere umano. Non hanno giustificazioni, ma la loro disperazione può stimolare la nostra comprensione e il nostro perdono.

Quelli che non possono essere né giustificati né compresi sono i duri di cuore, quelli che approfittano di qualsiasi evento per portare avanti il loro discorso ideologico. E’ un discorso che sottende il  rancoroso  livore di chi non è in grado di accettare la realtà così com’è, e di viverla secondo verità. Sono duri di cuore perché non si commuovono delle miserie umane, di quelle degli altri e delle proprie. Non hanno giustificazioni, né possono essere compresi, nel loro rifiuto di specchiarsi negli altri.

I duri di cuore non comprendono gli Iracheni – condannano le loro azioni -; non comprendono gli americani – condannano la loro volontà di potenza –; non comprendono i loro governi – condannano la scelta di essersi “immischiati” e invischiati in una guerra che  doveva rimanere lontano dalle nostre case, dai nostri figli. Contrabbandano la loro durezza, la loro rabbia, la loro paura con la retorica della pace e della giustizia. I duri di cuore condannano tutti e assolvono se stessi: è questa la loro miseria, la peggiore.

Questo è il momento di considerare, con umiltà e un pò di vergogna, che l’uomo, in millenni di civiltà, è riuscito a raggiungere soltanto questi limitati traguardi, quelli che vediamo tutti i giorni nei telegiornali, che leggiamo nei giornali, che dibattiamo nei salotti o nelle piazze.   Ma è anche il momento di considerare, oltre che le colpe dell’uomo, anche la sua fatica, la fatica di allontanarsi dalle miserie, non negandole o attribuendole agli altri, ma riconoscendole ed assumendole in sé per poterle combattere meglio.

E’ il momento della pietà. I duri di cuore non ne hanno, sono spietati. Che Dio li perdoni, noi non ne siamo capaci.

( 13-11-2003)

 


 
 
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