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Fecondazione e morale eterologhe

Forse, non è corretto parlare di morale eterologa ma, i puristi ci scuseranno, abbiamo voluto evidenziare subito, nel titolo, la nostra opinione sulla questione che si sta dibattendo con molto fervore in questi giorni, vale a dire, la legittimità di far ricorso ad un gamete, che non sia del coniuge, per giungere al concepimento di un embrione.

La prima considerazione che ci viene da fare è che l’Italia è l’unico paese occidentale e moderno che si è espresso contro la fecondazione eterologa. Diciamo questo perché, delle due l’una, o siamo un paese davvero speciale, migliore degli altri in termini di sensibilità e civiltà, oppure siamo semplicemente più ipocriti. La seconda considerazione è implicita nel titolo del presente articolo e si riferisce alla possibilità che la scelta di impedire la fecondazione eterologa, da un lato, e le obiezioni scandalizzate degli avversari laici e progressisti, dall’altro, derivino da un principio di tipo ideologico.

Se così è, non si tratta di una questione di poco conto. Vediamo se riusciamo a spiegarci. Se si fa caso, i bambini non hanno un personale punto di vista - lo cercano per individuarsi e differenziarsi -,non hanno una motivazione intrinseca all’apprendimento - studiano per compiacere i genitori e i docenti -, non riescono a guardare le cose dal punto di vista dell’altro - devono superare il loro egocentrismo infantile, nell’accezione piagettiana -.

Anche quando escono dall’infanzia ed entrano nella fase adolescenziale, nonostante le apparenze, i ragazzi continuano ad utilizzare i punti di vista degli altri anziché i propri. Può sembrare strana questa considerazione. I giovani adolescenti appaiono agli altri come persone che si mettono sempre di traverso, portati ad utilizzare il No, a contestare tutto e tutti, ma, se si fa caso, tendono anche ad essere rigidamente coerenti con la loro condizione di adolescenti che, appunto, li porta ad obiettare e mettere in discussione il punto di vista e gli stili di condotta degli adulti ma ad aderire, certe volte in forme compulsive, all'ideologia del gruppo dei pari.

Sono portati ad utilizzare  il meccanismo della “intellettualizzazione”. E’ un meccanismo difensivo dell’Io che ha il significato e il valore funzionale di consumare la tensione delle pulsioni non accettabili e non realistiche, e trasformare dette pulsioni in equivalenti psichici che possono essere la Fede, la passione politica, l’amore per la filosofia, la creazione di un’ideologia.

La loro morale è tutta inglobata nel Super-io, l’erede del complesso edipico, e in questo senso è una morale di tipo eteronomo. Si deve strutturare l’istanza psichica dell’Ideale dell’io perché l’adolescente  possa giungere ad una valutazione autonoma dei propri comportamenti e di quelli degli altri. Insomma, prima di giungere ad una personale concezione della vita e del mondo, il giovane adolescente deve fare una lunga e faticosa ricerca per rispondere alla domanda fondamentale: “Chi sono io?”

Noi chi siamo? Qual è la nostra identità nazionale? Quali sono le nostre personali, autentiche, sofferte convinzioni? Siamo un popolo di poeti, di naviganti ed eroi. Sarebbe ora che diventassimo, semplicemente, uomini con la capacità di soffrire, sbagliare, rimediare, disposti e capaci di assumerci la responsabilità dei nostri comportamenti e delle nostre convinzioni, di tollerare la disapprovazione degli altri.

 


 
 
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