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Due modi di vedere le cose

 

Hammasa Kohistani, una ragazza diciottenne di origine musulmana, è Miss Inghilterra. I genitori sono afgani, lei è nata a Tachkent in Uzbekistan. Un'altra partecipante al concorso, Sarah Medley, ventitreenne irachena, è stata duramente contestata da Hashim Sulaiman dell'Istituto Islamico di Liverpool: «Le uniche parti del corpo che possono essere esposte sono il volto, le mani e i piedi». Nonostante il clima turbolento, la neo Miss era soddisfatta e raggiante: «È un fatto storico e sono davvero orgogliosa. Spero di non essere l'ultima musulmana a diventare Miss».

A SRINAGAR (India), le "Squadre di Maria", donne in burka appartenenti al gruppo separatista islamico Dukhtaran-e-Millat (Figlie della Fede), si organizzano in ronde per combattere le "attività immorali". Le vigilantes del Corano, così sono state definite, combattono in modo particolare la prostituzione e l'uso dell'alcol. Meno rigorose, ma altrettanto persuasive, se vedono due giovani di sesso diverso seduti in un ristorante: si procurano il loro numero di telefono e avvertono i genitori, diffidandoli dal permettere ai figli simili comportamenti.
Il bicchiere può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto. Noi preferiamo vederlo mezzo pieno, cercando, nel contempo, di argomentare il nostro ottimismo.
In ognuno di noi, è presente un'istanza psichica superegoica che ci dice cosa possiamo e dobbiamo fare, da un lato, e cosa, invece, è proibito. La dimensione psichica di cui stiamo parlando si forma intorno ai sette anni, sedimentando negli anni divieti, principi e valori. Le norme di condotta che devono ispirare e regolare il comportamento di ognuno di noi vengono presentate e, in alcuni casi, imposte, dapprima, dalla famiglia e, successivamente, dalla scuola e dalle altre agenzie educative. Nel corso di due decenni, si forma un vero e proprio codice non scritto, il codice morale, con tanto di articoli, commi e sanzioni, dal quale è perfino più difficile sfuggire che non dal codice penale. Se si trasgredisce, la pena è certa, e senza errori giudiziari: il soggetto è condannato senza appelli al senso di colpa.
La certezza della pena viene da una complessa dinamica psichica in base alla quale, riducendo all'osso il discorso, se si svicola dalle prescrizioni, si manca di rispetto alle persone che queste prescrizioni hanno presentato. Il fatto è che le norme vengono introiettate insieme con la persona che quelle norme ha presentato. Se i vissuti di fondo inconsci nei confronti del personaggio introiettato sono ambivalenti, vale a dire, di amore in quanto genitore, ma anche di odio in quanto genitore sadico perchè insensibile a qualsiasi bisogno di autoaffermazione e realizzazione del figlio, i sensi di colpa sono assicurati. Insomma, è difficile odiare una persona che si ama e che, oltretutto, durante il periodo di vita dell'infanzia del soggetto, è stata indispensabile per la sua sopravvivenza. Se si odia in questi casi, le conseguenze inevitabili sono la paura della rappresaglia - il bambino è debole e vulnerabile e facilmente distorce la realtà - e una rappresentazione negativa del proprio Sè: sono cattivo perchè odio una persona che mi ha nutrito e tenuto in vita. Spesso il soggetto, per non ingarbugliarsi nelle psicodinamiche che, semplificando molto, abbiamo descritto, sceglie di identificarsi con l'aggressore: è tutto giusto, devo ubbidire alla Legge e fare di tutto perchè venga rispettata. Risalire alle origini di una dinamica psicologica così complessa e lunga è veramente difficile per il soggetto che vuole modificare il proprio modo di vedere le cose.
E allora, perchè sono ottimista. Intanto perchè vedo una ragazza musulmana felice di essere stata riconosciuta e apprezzata dagli altri per aspetti che altri musulmani potrebbero considerare frivoli. E, poi, perchè mi vengono in mente le parole di Nietzche: " La cagna sensualità, non potendo avere un pezzo di carne, chiede con garbo un pezzetto di Spirito". In questo senso, sono convinto che in un lasso di tempo ragionevole, almeno in senso storico, ci sarà abbastanza carne per tutti, fatto questo che modificherebbe l'universo di valori di tante persone e Culture. Ma se ci sono persone, potrebbe obiettare qualcuno, che abitano in paesi civili, socialmente avanzati ed economicamente solidi, che presentano livelli di intolleranza simili a quelli delle donne con il burka delle "Squadre di Maria"? E' vero. Ma la carne, rispondo, non basta averla, bisogna mangiarla, e gustarla con piacere. Senza sensi di colpa per pulsioni cannibaliche inconsce, o per l'imbarazzante constatazione che tanta gente, di salsiccie e filetto argentino, non può proprio nutrirsi.

 


 
 
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