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Il caso di Dora

Dora nasce nel 1882. Al tempo del trattamento psicoanalitico, avvenuto nel 1900, ha diciott’anni. Presenta i primi disturbi a sette anni, sotto forma d’incontinenza d’orina; l’anno prima la sua famiglia si era trasferita a B. per una grave malattia ai polmoni del padre. Ad otto anni presenta una dispnea che il medico curante diagnostica d’origine nervosa. All’età di dodici anni si presenta una tosse nervosa e delle cefalgie di tipo emicranico. Quattro anni dopo, scompaiono le cefalgie. Perdura, invece, la tosse nervosa. In seguito ad uno svenimento della ragazza, il padre si decide a farla visitare da Freud, il quale prescrive un’energica cura psichica, che però non è seguita poiché la paziente ha uno spontaneo miglioramento. Presenta inoltre una serie di sintomi psichici: depressione, alterazione del carattere, irritabilità nei confronti dei genitori, "taedium vitae".

La famiglia della paziente, riferisce Freud, era composta dai genitori e da un fratello più grande di un anno e mezzo.

Nella descrizione della dinamica familiare, è riferito un particolare attaccamento affettivo di Dora nei confronti del padre, un uomo di quarantacinque anni, con una solida posizione economica, intelligente e capace. La madre è presentata come una donna mediocre, tutta presa dalle incombenze domestiche, poco sensibile ai problemi dei figli.

Freud, proseguendo nella descrizione del caso, tratta ampiamente l’amicizia stretta dalla famiglia della paziente con una coppia residente a B. da parecchi anni.

Si era venuta a creare una particolare amicizia tra la signora K. e il padre di Dora da un lato, che era stato curato amabilmente dalla signora al tempo della sua malattia, e uno spiccato interessamento da parte del sig. K. nei confronti di Dora, che riceveva da lui piccoli regali e attenzioni di vario tipo. Il rapporto di Dora con la signora K. era dei migliori: era stata sua confidente per un lungo periodo di tempo, ricevendo le lagnanze della donna, nei confronti del marito con il quale non andava d’accordo.

Il rapporto con il sig. K. era, invece, molto ambiguo e il compito del trattamento fu appunto quello di chiarirlo.

Apparentemente, Dora nutriva nei confronti del sig. K. una forte ostilità; l’analisi del caso permise, al contrario, di stabilire una forte attrazione nei confronti dell’uomo, trasformata reattivamente in disinteresse. I motivi razionali, addotti da Dora come spiegazione per la sua avversione nei confronti del sig. K., risalivano a quattro anni prima, quando Dora aveva quattordici anni.

In questo periodo, è riferito dalla paziente un episodio, che aveva tenuto segreto a tutti, responsabile del deterioramento dell’amicizia tra Dora e il sig. K.. Questi, approfittando un giorno di trovarsi solo con Dora, nella sua azienda commerciale, improvvisamente la strinse a sé e la baciò sulla bocca. La reazione di Dora fu di disgusto; si svincolò dall’abbraccio e da allora cercò di evitare il sig. K..

Un altro episodio importante, riferito dal padre di Dora al tempo della prima visita, fu caratterizzato da un rifiuto della paziente di rimanere ospite dai K. per qualche settimana.

In quella circostanza, preferì partire con il padre che, peraltro, sarebbe ritornato dopo pochi giorni, spiegando poi alla madre che il sig. K., qualche giorno prima, nel corso di una passeggiata, dopo una gita sul lago, le aveva fatto delle proposte amorose. Il padre, venuto a conoscenza di ciò, chiese spiegazioni al sig. K. e, in seguito alle assicurazioni di quest’ultimo che nulla di ciò che Dora aveva raccontato era in realtà avvenuto, preferì credere al sig. K., giudicando il racconto di Dora una fantasia.

Qui si veniva ad innestare una complessa dinamica inconscia per cui Dora, innamorata del padre e gelosa del rapporto d’affetto tra lui e la signora K., che considerava una vera e propria relazione amorosa, cercava di razionalizzare i motivi del suo disaccordo con il padre. A parte ciò, Freud rileva un attaccamento omosessuale da parte di Dora nei confronti della signora K., con la quale aveva avuto un tenero rapporto di amicizia: la ragazza si sentiva, dunque, doppiamente tradita.

La sintesi che abbiamo dovuto fare della storia personale di Dora, salta qualche passaggio; speriamo, tuttavia, che possa rendere l’idea delle difficoltà in cui si trovò Freud nel valutare il reale svolgimento dei fatti.

Vogliamo dire che il racconto di Dora lasciava a desiderare in più punti, facendo supporre che la paziente avesse raccontato gli eventi in modo parziale e non del tutto veritiero. D’altra parte, il padre di Dora aveva smentito la veridicità della scena del lago ma non si poteva essere sicuri che egli non avesse motivo alcuno a definire una fantasia il racconto dei fatti; era verosimile, infatti, che il padre avesse voluto minimizzare l’incidente, per non interrompere la relazione con la signora K.

In aiuto a Freud vennero due importanti sogni di Dora che chiarirono molti punti oscuri e consentirono una buona analisi dei desideri inconsci della paziente.

Ecco il contenuto del primo sogno:

"In una casa c’è un incendio. Mio padre è in piedi davanti al mio letto e mi sveglia. Mi vesto rapidamente. La mamma vorrebbe ancora salvare il suo scrigno dei gioielli, ma il babbo dice: " Non voglio che io e i miei due bambini bruciamo a causa del tuo scrigno dei gioielli". Scendiamo in fretta e appena sono fuori mi sveglio".

Dora riferisce di aver fatto il sogno per tre notti di seguito a L. (il paese sul lago dove accadde la scena con K.). La prima associazione della paziente si riferisce ad una lite tra il padre e la madre:

"Qualche giorno fa il babbo ha avuto una lite con la mamma, perché lei di notte chiude la sala da pranzo. Ora la camera da letto di mio fratello non ha un’uscita propria, ma ci si entra dalla camera da pranzo. Papà non vuole che di notte mio fratello venga chiuso a quel modo. Disse che non andava bene; che di notte può succedere qualcosa per cui si debba correre fuori".

Alla domanda di Freud se lei aveva pensato al pericolo di un incendio, la paziente risponde di sì ed ecco che viene trovato il legame associativo con il periodo che precedette di poco il sogno:

"Quando papà ed io arrivammo a L., egli disse esplicitamente di aver paura di un incendio. Arrivammo durante un violento temporale, vedemmo la casetta di legno e che non c’era parafulmine. La paura era quindi del tutto naturale".

In seguito, Freud chiede se il sogno sia stato fatto prima o dopo la scena nel lago e Dora risponde, dopo una prima esitazione: " Credo dopo, però". A questo punto racconta che un pomeriggio, dopo la gita al lago, si stende sul divano per dormire un po’ e " improvvisamente mi svegliai e vidi il sig. K. davanti a me…". Dopo questo fatto si procurò la chiave della camera per evitare che il sig. K. potesse entrare, ma la chiave sparì; secondo Dora era stato il sig. K. a farla sparire.

Ecco come Freud interpreta la prima parte del sogno:

"Capisco. Lei, dunque, il pomeriggio del secondo giorno, formulò il proposito di sottrarsi a queste insidie, e nella seconda, terza e quarta notte, dopo la scena del lago, ebbe tempo di ripetersi nel sonno quel proposito. Lei sapeva già nel secondo pomeriggio, cioè prima del sogno, che la mattina seguente( la terza) non avrebbe avuto la chiave per chiudersi mentre si vestiva, e poteva, perciò, essersi proposta di vestirsi il più in fretta possibile. Ma il suo sogno si ripeteva ogni notte perché, appunto, esso equivaleva ad un proposito. Un proposito che continua a sussistere fino a quando non viene eseguito. Era come se lei si fosse detta: " Non avrò pace, non potrò dormire tranquillamente finché non sarò fuori di casa". Viceversa, nel sogno lei dice: " appena sono fuori mi sveglio".

Freud prosegue chiedendo alla paziente dello scrigno dei gioielli. Alla domanda, Dora riferisce il particolare di un regalo, che non era stato gradito, fatto dal padre alla mamma. In seguito aggiunge che aveva ricevuto dal sig. K. in regalo uno scrigno di gioielli molto costoso. Freud, dopo aver precisato che lo scrigno simboleggia il genitale femminile, così prosegue:

"Lei si diceva: " quest’uomo mi perseguita, vuole penetrare nella mia camera, il mio " scrigno dei gioielli" corre pericolo, e se succede una disgrazia la colpa sarà del babbo". Perciò nel sogno lei ha scelto una situazione che esprime il contrario: un pericolo da cui il babbo la salva. In questa parte del sogno tutto è rovesciato…".

Continuando nell’analisi del sogno, Freud fa rilevare a Dora che lei aveva affermato che avrebbe accettato il regalo rifiutato, invece, dalla madre e interpreta:

"Ora proviamo a sostituire "accettare" con "concedere" e "respingere" con "rifiutare". Risulterà allora che lei era disposta a concedere a suo padre qualcosa che sua madre gli rifiutava; e questo qualcosa aveva a che vedere con dei gioielli".

A questo punto Freud fa osservare alla paziente che se si sostituisse suo padre con il sig. K. e sua madre con la signora K. appare evidente il pensiero più profondamente rimosso che ha reso necessario la trasformazione nel contrario degli elementi del sogno: il desiderio di offrire al sig. K. il suo scrigno, giacché lui le aveva dato in regalo uno scrigno, e, riguardo alla signora K., di dare appunto in dono ciò che quest’ultima rifiuta al marito. Proseguendo nell’interpretazione di questa prima parte del sogno, Freud conclude:

"Il sogno conferma ulteriormente quanto le avevo già detto prima di questo sogno, ossia che lei risveglia l’antico amore per suo padre allo scopo di difendersi dall’amore per il sig. K.. Ma, insomma, che cosa provano questi suoi sforzi? Non soltanto che lei temeva il sig. K., ma anche che lei temeva ancora di più se stessa, temeva la sua tentazione di cedergli. Provano, dunque, quanto fosse intenso il suo amore per lui".

Riferendosi al desiderio della madre di Dora di salvare lo scrigno dei gioielli dal fuoco, Freud, dopo aver osservato che nella credenza popolare è comune l’antitesi tra acqua e fuoco, analizza:

"La mamma vuole salvare lo scrigno dei gioielli perché non bruci; nei pensieri onirici, invece, quello che conta è non bagnare lo scrigno. Ma il fuoco non è impiegato soltanto come contrario dell’acqua, serve anche come diretto riferimento all’amore, al fatto di essere innamorati, di bruciare d’amore. Dal fuoco partono, dunque, due linee: una conduce, attraverso questo significato simbolico, alle idee dell’amore; un’altra, attraverso il contrario(l’acqua), subisce, prima, una diramazione che conduce ad un altro nesso con l’amore, che bagna anch’esso, poi, continua per condurre altrove. Dove? Pensi alla sua espressione: che di notte può succedere qualche disastro; che si debba correre fuori. Ma ciò non significa forse un bisogno fisico? E se lei riferisce il disastro all’infanzia, che altro può essere se non bagnare il letto? Ma cosa si fa perché i bambini non bagnino il letto? Li si sveglia, non è vero? Proprio come nel sogno fa il babbo con lei. Questo sarebbe, dunque, l’avvenimento reale che le da il diritto di sostituire, al sig. K. che la sveglia, suo padre. Debbo, dunque, concludere che lei ha sofferto d’incontinenza notturna più a lungo di quanto accada ordinariamente ai bambini".

Dora conferma, dopo qualche esitazione, questo particolare e Freud si ritiene soddisfatto dell’interpretazione del sogno, ritenendola compiuta.

Il giorno dopo, la paziente aggiunge che si era dimenticata di dire che dopo il sogno, al risveglio, ogni volta, aveva sentito odore di fumo. Questo particolare è interpretato da Freud come il desiderio di un bacio da parte di un fumatore, del sig. K. che era, appunto, un fumatore - c’è, quindi, il richiamo alla scena del bacio - e di Freud stesso che spesso, nel corso del trattamento, era solito ripetere la frase: "dove c’è fumo c’è fuoco". A tale proposito Freud fa un’osservazione sull’analisi del sogno, in senso autocritico:

"Se, infine, riunisco tutti gli indizi che rendono plausibile una traslazione su di me (dato che anch’io fumo), giungo a credere che un giorno durante la seduta probabilmente le fosse venuto in mente di desiderare un bacio da me. Questo aveva motivato la ripetizione del sogno d’avvertimento e la formulazione del proposito, da parte della paziente, d’interrompere la cura".

Poche settimane dopo, Dora fa il secondo sogno:

"Mi aggiro per una città che non conosco, vedo strade e piazze che non mi sono familiari. Giungo, poi, in una casa dove abito, vado nella mia camera e trovo lì una lettera della mamma. Mi scrive che poiché sono fuori di casa all’insaputa dei genitori, non aveva voluto scrivermi che il babbo era malato: "adesso è morto e, se vuoi, puoi venire". Allora vado alla stazione e domando un centinaio di volte: "Dov’è la stazione? Ricevo sempre la risposta: "a cinque minuti". Poi vedo davanti a me un fitto bosco in cui mi addentro e mi rivolgo lì a un uomo che incontro. Mi dice: "Altre due ore e mezzo". Si offre di accompagnarmi. Rifiuto e vado da sola. Vedo la stazione davanti a me e non la posso raggiungere. Qui ho il solito senso d’angoscia che si prova nei sogni quando non si può andare avanti. Poi eccomi a casa; nel frattempo devo aver fatto il viaggio, ma non ne so nulla. Entro nella guardiola del portiere e gli chiedo del nostro appartamento. La cameriera mi apre e risponde: " La mamma e gli altri sono già al cimitero".

La paziente è invitata a scomporre il sogno in elementi e ad associare ad essi tutto ciò che le viene in mente. Il vagare nella città sconosciuta è determinato, come spunto occasionale, dal fatto che qualche giorno prima aveva cercato un album con delle foto di una località turistica che era conservato in una scatola; non riuscendo a trovarlo, aveva chiesto alla madre: " Dov’è la scatola? Dora riferisce, altresì, che l’album le era stato regalato da un giovane che, presumibilmente, aspettava di consolidare la sua posizione per chiedere la sua mano. Associando ancora, Dora si ricorda di una visita a suo cugino a Dresda; qui voleva visitare la celebre Pinacoteca ed il cugino si era offerto di farle da guida, lei aveva rifiutato ed era andata da sola. Aveva ammirato la Sistina per due ore, interessandosi particolarmente alla Madonna. Per quanto riguarda la parte del sogno in cui Dora dice: "Domando un centinaio di volte", la paziente ricorda che la sera prima il padre aveva chiesto un cognac e lei, non trovando la chiave della dispensa, si era rivolta alla madre più di una volta e questa, distratta, non le aveva risposto. Alla fine, spazientita, aveva ripetuto la domanda, aggiungendo: " Sono cento volte che ti chiedo dov’è la chiave".

Freud osserva: " La domanda:  Dov’è la chiave?  mi sembra il corrispettivo virile dell’altra:  Dov’è la scatola?. Si tratta, cioè, di domande relative ai genitali".

Proseguendo nell’analisi, scopre che il contenuto della lettera, che descriveva la morte del padre, rappresentava una fantasia di vendetta nei suoi confronti. Le associazioni della paziente portano, altresì, alla scena del lago. Dopo l’incidente con il sig. K., la paziente voleva ritornare a piedi a L. e aveva chiesto a un uomo quanto avrebbe dovuto camminare. La risposta era stata: "Due ore e mezzo". Il bosco del sogno le ricorda che il giorno prima aveva visto un quadro dell’esposizione dei Secessionisti in cui era raffigurata una fitta foresta nel cui sfondo si trovavano delle ninfe. A questo punto, Freud ha la certezza di una sua ipotesi e cioè che stazione e cimitero indicassero i genitali. Nel sogno, infatti, compare il termine "vestibolo" che in anatomia indica una parte del genitale femminile ed ora Dora, nel processo di associazione, usava un altro termine e cioè "ninfe", un termine poco usato dagli stessi medici, osserva Freud, che sta ad indicare "le piccole labbra situate sullo sfondo della spessa foresta del pelo pubico".

Freud, dopo aver fatto notare che la conoscenza di tali termini stava ad indicare la lettura di testi d’anatomia o di dizionari enciclopedici, interpreta che nel sogno si nascondeva una fantasia di deflorazione.

E’ a questo punto che Dora ricorda un frammento del sogno dimenticato:

"Va tranquillamente in camera sua dove comincia a leggere un grosso libro che sta sullo scrittoio".

La paziente, continuando ad associare su quest’ultimo frammento del sogno, ricorda che quando una volta suo cugino si ammalò di appendicite, ella aveva consultato un dizionario per informarsi sulla malattia. Da questo particolare si arriva a un sintomo isterico di cui Dora aveva sofferto, un’appendicite presunta, non diagnosticata come tale da Freud in un primo momento, in quanto mancavano, allora, gli elementi necessari per una tale interpretazione. Infatti, quando chiede a Dora quanto tempo dopo la scena sul lago si era presentato l’attacco di appendicite, la paziente prontamente risponde:  "Nove mesi dopo".

Non fu difficile dimostrare, a questo punto, una fantasia di parto nella paziente, stimolata dalla sua esperienza con il sig. K. al lago.

Freud prosegue nell’analisi del sogno:

"Se lei ha partorito nove mesi dopo la scena del lago e poi ha sopportato fino ad oggi le conseguenze del suo passo falso (la paziente zoppicava durante il disturbo appendicolare, n.d.a.), ciò significa che nell’inconscio lei ha deplorato l’esito di quella scena. Lei, quindi, lo ha corretto nel suo pensiero inconscio. La premessa della sua fantasia di parto è che allora qualche cosa sia successo, che lei abbia allora vissuto e provato tutto ciò che più tardi avrebbe attinto dall’enciclopedia. Vede, allora, che il suo amore per il sig. K. non finì con quella scena, ma, come sostenevo io, è continuato fino a oggi, benché, certo, lei ne fosse inconscia".

Quando, poi, Freud si dichiara soddisfatto dell’interpretazione del sogno, non contestata più da Dora, la paziente risponde con ostilità: " E dove sarebbero questi gran risultati?" Poniamo l'accento su questa risposta perché in essa c’è il proposito fermissimo di interrompere il trattamento, agendo la fantasia di vendetta, già rivolta verso il padre nel sogno, questa volta nei confronti di Freud, vissuto come figura paterna per effetto della traslazione. Infatti, la seduta successiva, Dora comunica a Freud:

"Sa, dottore, che oggi è l’ultima volta che sono qui?" Fu effettivamente l’ultima volta, e Freud così commenta:

"Era stato indubbiamente un atto di vendetta, quell’interrompere così bruscamente la cura, demolendo tutte le mie speranze di condurla a buon esito, proprio quando quelle speranze divenivano più fondate".

Nel poscritto, Freud dà un’interpretazione del caso e, in particolare, dei motivi che hanno determinato l’interruzione del trattamento. Affrontando il tema della traslazione ne dà prima una definizione, poi aggiunge:

"La traslazione deve essere intuita dal medico senza l’aiuto del malato, sulla base di piccoli indizi e guardandosi da giudizi arbitrari. Non va, però, in alcun caso tralasciata, perché la traslazione viene utilizzata per la formazione di tutti gli ostacoli che rendono il materiale inaccessibile alla cura, e perché solo dopo che è stata sciolta il malato ha la sensazione di essere convinto dell’esattezza dei vari nessi costruiti dall’analisi".

Riferendosi, in particolare, al caso di Dora, egli spiega il difetto della tecnica che determinò l’interruzione del trattamento:

"Non riuscii a rendermi tempestivamente padrone della traslazione; la prontezza con cui la paziente mise, durante la cura, a mia disposizione una parte del materiale patogeno, distolse la mia attenzione dai primi segni della traslazione ch’ella andava preparando con un'altra parte di quel materiale, a me ancora ignota".

Freud prosegue osservando che nel primo sogno era già implicito il proposito di abbandonare la cura come, a suo tempo, la casa dei K.; per questo fatto, avrebbe dovuto richiamare l’attenzione di Dora sulla traslazione che ella stava operando su di lui, chiedendole se aveva pensato qualcosa sulla sua persona, sui connotati della relazione che stava vivendo con il suo medico…"Ma io trascurai questo primo avvertimento, mi dissi che c’era ancora tempo, dato che non si vedevano altri progressi della traslazione e che il materiale dell’analisi non era ancora esaurito. La traslazione poté, quindi, cogliermi alla sprovvista; a causa di un ignoto fattore per cui le ricordavo il sig. K. la paziente si vendicò su di me come aveva voluto vendicarsi di lui e mi lasciò come egli stesso, secondo lei, l’aveva ingannata e lasciata. In tal modo ella mise in atto una parte essenziale dei suoi ricordi e delle sue fantasie, invece di riprodurla nella cura".

La trattazione di Freud sulla traslazione è sufficientemente chiara, com’è caratteristico del suo stile, perché si renda necessario un qualsiasi commento. Rileviamo soltanto un fatto assai ovvio e, nel contempo, estremamente importante.

Esiste una grande differenza tra la teoria della tecnica e la tecnica stessa. Questo fatto è stato osservato da Freud stesso in più punti della sua vasta opera, quando dava consigli sul trattamento. Giunse persino ad invitare gli psicoanalisti a dimenticare ciò che avevano appreso teoricamente per poter meglio utilizzare le proprie esperienze ed essere meno rigidi nell’operare. Freud conosceva bene la traslazione negli aspetti teorici, ma di fronte al caso concreto commise degli errori che portarono al fallimento della terapia.

E tuttavia, il caso di Dora rimane, per i suoi contenuti e la prosa elegante, un gioiello della letteratura psicoanalitica.

 


 
 
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