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Il rapporto di coppia

Il mito greco dell’ermafroditismo racconta che una volta l’uomo era maschio e femmina. Ermafrodito, nato dall’unione di Afrodite, la dea dell’amore, ed Ermes, viveva felice nell’Olimpo. Poi, in seguito ad un atto di disubbidienza, viene smembrato da Giove e le due metà vengono buttate sulla terra, una da una parte, una dall’altra. Da quel momento, le due metà si cercano per riunirsi e rivivere il senso di completezza originario.

Naturalmente le cose non sono andate così: il mito è un racconto che non si preoccupa di rispettare i fatti, vuole esprimere un sentire comune, antico ma sempre attuale. Il sentire ancora attuale è che un uomo senza una donna si sente incompleto, metà appunto, e viceversa. Di qui l’operazione di andare verso una donna e fondersi con lei. Percorso piuttosto complicato.

E’ esperienza comune che, nella realtà, già trovare un amico è trovare un tesoro, figuriamoci l’amore. La letteratura, poi, non è incoraggiante. Giulietta e Romeo, Tristano ed Isotta, Paolo e Francesca sono morti, non di vecchiaia, si capisce. In effetti cercare una donna, unirsi a lei, fondersi, come si desidera e avviene nei grandi amori, significa infilarsi in un grosso guaio. Ma si sa, l’uomo ama il rischio ed il gioco, così diceva Zarathustra, e non c’è dubbio che la donna sia il giocattolo più pericoloso.

Ma messi da parte gli scherzi, passiamo alle cose serie. Il fatto è che l’uomo, cercando la fusione con un altro essere umano, rischia di vivere una contraddizione. La storia dell’uomo è anche la storia della sua emancipazione, del superamento della simbiosi, del legame con la madre arcaica, quella che dava il latte. E’ la storia del superamento di una delle tre antitesi psichiche, in questo caso quella della distinzione tra soggetto ed oggetto.

 All’inizio, il bambino non si distingue dalla madre, il suo seno è una propaggine del proprio corpo. Con gli anni opera una distinzione tra Io e Non-io, si individua, in senso letterale ed etimologico, diventa indiviso, cioè unico.

Unendosi ad una donna l'uomo perde la sua unicità; potrebbe ritrovarla nella dimensione del Noi, ma il rischio di percepire incerta la propria identità è reale. Ora, perdere la propria identità è smarrire il senso del proprio Sé. E infatti, quando l’amore finisce, o uno dei due partners lascia l’altro, si vive un forte smarrimento, una lacerazione, una frattura. L’uomo, o la donna, o entrambi non sanno più chi sono, ripiombano nel mare dell’indistinto, dell’indefinitezza.

E allora, perché un uomo e una donna corrono questi rischi? Forse perché in questo modo mantengono i vantaggi dell’infanzia e si arrogano dei privileghi dell’età adulta.

In effetti, quando ci si ama, l’impressione è quella di essere “contenuti”, come nel rapporto con la madre, e di sentirsi liberi, nel contempo, non trattenuti, non giudicati. Si è convinti di poter esprimere se stessi, senza temere il rischio del ritiro dell’affetto da parte dell’altro.

 Il bambino teme il ritiro dell’affetto da parte dei genitori, e su questo fatto fa leva il progetto educativo. I due amanti giacciono invece, l’uno accanto all’altro, senza paure, fiduciosi ed ottimisti. Come da bambini si sentivano protetti dalla madre, ora si sentono sicuri nel loro amore, vivono un senso di onnipotenza che non è più, come nel bambino, desiderio di partecipare degli attributi dei grandi, della loro forza, della loro grandezza; gli amanti si sentono essi stessi forti, onnipotenti appunto.

Qualche lettore penserà che questo è un delirio. In effetti è proprio così. Non si dice, forse, che l’amore è una follia, che gli amanti sono pazzi l’uno dell’altro?

Se le cose stanno così, la comprensibile aspirazione della coppia, nella fase acuta della follia, è quella di guarire, di riportare il rapporto nell’alveo della normalità. E qui finiscono alcuni problemi e ne iniziano altri.

Nella normalità, il rapporto di coppia perde la forza della magia; che tutto sia possibile, che niente possa spezzare la loro unione, diventa una suggestione del passato. Ora si afferma il dubbio, la paura, alcune volte la gelosia o il possesso che è l’antitesi dell’amore. Si vola molto più bassi, la nostalgia dei tempi passati, quando l' amore era splendente, crea un senso di pesantezza. All’apparire delle prime rughe, dei primi capelli grigi, in se stessi o nell’altro, si volge il capo all’indietro. Qualche volta non si guarda soltanto, si torna indietro davvero, ai propri vent’anni, agli entusiasmi e alle illusioni di una volta. Ma non è più come prima. Le proprie rughe e quelle del partner obbligano a tener conto delle dure leggi dell’ ananche, la dea greca della necessità. Uno dei due, solitamente il più forte, tende la mano ed aiuta l’altro a superare la china. Quando giungono nella spianata, sono stanchi ma sereni; in loro c’è l’umile orgoglio di chi ha vissuto e la gioia di chi è ancora vivo.

 


 
 
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