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La caduta degli dei

 

I sentimenti di onnipotenza quasi sempre sottendono vissuti d’impotenza. Questo vale per chi li vive direttamente e per coloro che s’identificano con il personaggio eroico che incarna gli attributi della forza. Quanto abbiamo detto, si può osservare nei bambini e negli adolescenti. In queste due fasi evolutive, l’onnipotenza è una variabile molto forte e importante nell’economia psichica del soggetto. La dinamica, semplificando, è questa. Sia il bambino che l’adolescente, intimamente sono consapevoli di essere inferiori all’adulto. Sennonché, questo vissuto d’inadeguatezza non può essere accettato perché condizionerebbe, in senso negativo, l’evoluzione dell’autostima e, quindi, una rappresentazione ed una percezione del Sé positive. Un soggetto in fase evolutiva ha bisogno di strutturare un’organizzazione psichica positiva e differenziata, capace di far fronte agli impegni e alle difficoltà della vita.  Per raggiungere questo risultato, il bambino imita l’adulto, partecipando in forma fantasmatica dei suoi attributi di forza, raggiungendo l’impressione di essere come il personaggio suggestivo che sta imitando. In seguito, sostituisce l’imitazione con una prima identificazione, che con il tempo si perfeziona sempre di più, con il personaggio preso a modello, sentendosi forte e potente come lui. Questa  operazione psichica che dura un paio di decenni, alla fine, consente di superare i sensi d’inadeguatezza, pervenendo ad una rappresentazione del proprio Sé positiva, all’altezza dei compiti che la condizione adulta impone. A completamento di quanto abbiamo detto, occorre aggiungere che nel corso del processo evolutivo, il bambino prima e l’adolescente poi, scoprono nel modello, oggetto d’identificazione, limiti e difetti che lo rendono meno suggestivo, da un lato, ma anche più facilmente raggiungibile, dall’altro. Naturalmente, questo ridimensionamento del modello porta inevitabilmente ad un ridimensionamento di se stessi che conduce ad una rappresentazione realistica delle proprie risorse e dei propri limiti. Insomma, il soggetto non si sente più inadeguato, da un lato, non ha più bisogno di sentirsi un dio, dall'altro. Quando il tutto procede com’è normale che sia.

Alcune volte, le cose non vanno come devono andare, dinamiche d’ambivalenza nei confronti del modello non consentono congrue introiezioni, il personaggio con il quale ci si voleva identificare, anziché ingoiato, è sputato e fallisce tutto il processo. In questo caso, gli esiti sono sempre patologici, mancando un’identità che è condizione necessaria ed indispensabile per definirsi con se stessi e con gli altri.

Altre volte, è l’ambivalenza che viene ingoiata quando si è costretti a subire il modello. In questo caso, il tipo d’identificazione è con l’aggressore. In Iraq, nei confronti di Saddam Hussein, c’è stata da parte del popolo un’identificazione di questo tipo. Ora che l’eroe aguzzino è scaduto ad idolo infranto, è verosimile pensare che verrà fuori tutta l’ostilità e il rifiuto che sempre si accompagnano a queste forme d’identificazione. Almeno, è quello che ci auguriamo tutti noi.

 


 
 
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