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La buona azione quotidiana

 

E’ così, Enzo Biaggi questa mattina ha fatto la sua buona azione quotidiana. Un’azione pensata. Ha scritto delle belle cose per il Corriere a proposito della morte di Fabrizio Quattrocchi, l’ostaggio italiano sequestrato ed ucciso in Irak. Sentite cosa dice: “«Disonoriamo la guerra» ammoniva Maupassant. Spesso, nei manuali scolastici, la situazione è riassunta in un motto. «Obbedisco» dice Garibaldi. E poi: «Qui si fa l’Italia o si muore», e il Piave, intanto, cosa fa? «Mormora»”.

Sarà pure addolorato per ciò che è successo, ma osserviamo che il suo buonumore e la sua ironia non li ha persi.

Ora, non c’è dubbio che Enzo Biaggi sia il decano del giornalismo italiano e, forse, anche il più bravo. Ma abbiamo trovato il suo articolo non all'altezza della sua finezza. Perché quella retorica del vittimismo, l’ironia sull’insensibilità di alcuni nostri governanti per la malasorte del nostro connazionale ucciso? Sentite ancora cosa dice più avanti nel suo articolo:

“E mentre questa tragedia si svolgeva il ministro degli Esteri non era alla Farnesina, ma aveva scelto di partecipare a una comparsata in televisione. Del resto, il presidente del Consiglio seguiva gli avvenimenti da Olbia, in Sardegna. La Patria, come è noto, si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina che, se la situazione si complica, può anche essere vuoto.”.

E lui dov’era? Ci viene in mente. Forse, data l’età, stava facendo il bilancio della sua vita. Può darsi che anche lui abbia rintracciato qualche sua assenza, magari in famiglia, in occasione della varicella di suo figlio. Se così è, deve aver pensato che un' Ave Maria o un Pater Noster poteva non bastare per la salvezza della sua anima. Si rassicuri il bravo ed anziano giornalista italiano. Se si sente in colpa per qualcosa, consideri che Gesù ama i peccatori. Ma consideri anche che Gesù, nonostante la sua divinità, non sopporta chi tira le pietre. Noi, se possiamo aggiungerlo, non sopportiamo che qualcuno faccia il bidè alla propria coscienza e pretenda di far bere l’acqua sporca agli altri.

Caro Biagi, non basta dire quattro cose giuste, magari in fretta e di malavoglia, per essere freschi e pettinati. Non bastano le intenzioni, ci vogliono le azioni. Non ho il minimo dubbio sul fatto che lei di buone azioni ne abbia fatte tante nella sua vita. Come non dubito, a parte la distrazione sulla varicella di suo figlio, che sia stato sempre attento e vigile. Ma oggi non è ben pettinato: non mi è piaciuta la sua lucidità. Ciò che ha detto è vero, ma come ha fatto a vederlo? Non vede con i suoi sensibili occhi la disperazione dei familiari del nostro connazionale ucciso? E se ha visto le loro lacrime, e - sensibile com’è - anche a lei si sono inumiditi gli occhi, come ha fatto a vedere così bene e tanto lontano. L’ostilità viene prima della pietà? Sempre, per un fatto di principio, o solo in questa circostanza? Spero che lei non sia un uomo di principio, ce ne sono già tanti in Italia. Sia un uomo compassionevole, ami il suo Prossimo, le persone a lei più vicine e, poi, quelle un po’ più in là. Non vada troppo lontano ad amare, come fanno in tanti per non vedere le rughe della moglie ormai decisamente invecchiata e brutta, o gli insuccessi dei figli che hanno certificato il loro fallimento. Scriva un articolo sulla pietà. A lei, giornalista tra i più bravi, verrebbe sicuramente bene. Io non sarei capace di scriverlo, ma come psicologo le garantisco che per questa via condurrebbe più pecorelle all’ovile di quanto non ne possa trarre in salvo con l’ironia che, in fin dei conti, è una modalità relazionale con caratterizzazioni aggressive. Dio solo sa, oltre a lei, si capisce, quanto bisogno abbiamo di Pace. La prego.

 


 
 
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