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Attributi e sostantivi

 

Se volessimo attribuire delle qualità agli arabi, non credo che saremmo enfatici e irrispettosi, se facessimo ricorso all'immagine a lato. (La si può ingrandire, se si vuole).

Viceversa, se volessimo attribuire delle qualità al civile uomo occidentale, credo proprio che saremmo irrispettosi della sensibilità di Michelangelo, se dovessimo ricorrere alla sua Pietà. Detto con le parole più semplici, l'Arabo è davvero un guerriero, mentre, non credo che il civile uomo occidentale sia buono e compassionevole.

Se le cose stanno così, noi perderemo la guerra in Iraq. Perché? Per il fatto che, nel versante della cultura occidentale, quelle dei pacifisti non sono nemmeno delle intenzioni ma solo propositi, da un lato, mentre le intenzioni degli interventisti, dall'altro, sono  solo fiacchi  velleitarismi.

La guerra e la pace sono due cose serie. Ora, per approcciare seriamente le cose, bisogna essere se stessi, calibrare il pensiero e l'azione in modo sintonico rispetto alla propria essenza umana di fondo, reale e non semplicemente immaginata o desiderata. Noi occidentali, in alcuni casi, amiamo  rappresentarci pacifici perché così ci vediamo più belli, in altri casi, ci piace  descriverci come guerrieri fieri e giusti, per apparire ai nostri occhi più forti. Ma non siamo così.

Il pacifismo dei pacifisti, con le dovute e nobili eccezioni, è lenitivo della colpa. La colpa di chi si abbuffa di bisogni secondari, quando ci sono popoli che non possono soddisfare quelli primari. E ciò non è giusto, anche per la sua valenza aggressiva. Intimamente lo sappiamo, percependo la nostra cattiveria rimossa, il nostro bisogno di dominio.

L'interventismo dei guerrieri americani e inglesi è sostenuto dal principio del massimo risultato con il minimo sforzo. Principio che non è sbagliato in sé, solo che, certe volte, il minimo sforzo è pesantissimo sforzo. E non credo che i nostri guerrieri siano disposti e capaci di sopportare a lungo la sofferenza di questo sforzo. Aspettano un alibi convincente. Appena si presenterà la giustificazione morale e politica idonea, si ritireranno dall'Iraq, lasciando gli irakeni al loro destino. Degli italiani non parliamo, scappiamo il più velocemente possibile da questo argomento.

Dicevamo del nostro bisogno di dominio. E' trasversale, come si dice in politichese, a tutti gli schieramenti. Gli interventisti vogliono dominare sui deboli, i pacifisti sui forti. Che voglia di dominio vedo nei No Global, nei Girotondini, nella nostra sinistra radicale sulla forte, ricca, patriottica, arrogante America.

Lasciamo stare la Pietà di Michelangelo nel museo dove si trova, non facciamone copie false da mettere nel soggiorno di casa per apparire delicati di sentimenti, colti e importanti.

Gli arabi, invece, le loro icone, i loro trofei, le teste mozzate, le possono esporre dove vogliono, anche su internet. Loro, gli arabi, sono così: eccessivi, violenti, senza pietà e fieri di questo. Insomma, sono veri, e per questo, alla fine vinceranno. Ma è anche giusto così. Dopo secoli di dominio da parte dell'Occidente è legittimo che gli arabi cerchino e trovino il riscatto.

Noi occidentali dobbiamo rassegnarci. Non siamo capaci di combatterli, non abbiamo il diritto di chiedere la pace. La pace potranno concedercela loro, dopo averci sconfitto, se riusciranno a maturare quel senso di pietà vero che a noi è mancato.

 


 
 
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