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Attività e passività: antitesi psichica nel processo evolutivo

E' noto a tutti che le prime fasi di vita del bambino sono caratterizzate da una evidente e significativa passività. Senza cure materne, il bambino non riuscirebbe a sopravvivere. Da considerare che per cure materne non intendiamo soltanto la gratificazione dei bisogni fisici del bambino. Se la questione fosse tutta qui, l'argomento non sarebbe così complesso. Se immaginiamo una situazione in cui un bambino è nutrito, tenuto al caldo, protetto dalle infezioni, curato, insomma, in tutti gli aspetti, per quanto riguarda i suoi bisogni fisici, ma senza un minimo di contatto e di calore umano, allevato in una stanza sterile, con un robot che gli dà il latte, ebbene l'esito prevedibile di una situazione del genere sarebbe la morte del bambino. Si può allora facilmente immaginare quanto sia forte la dipendenza del bambino dalla madre, anche in senso affettivo.

C'è un momento del processo evolutivo del bambino, da 0 a tre mesi di vita, che egli non è in grado di operare una distinzione tra Io e Non-io: il seno della madre è una propaggine del proprio corpo. In seguito impara a camminare, a parlare, abilità che gli consentono di operare un graduale distacco dalla madre. Si tratta di vedere se sul piano psicologico le cose procedono con la stessa naturalezza e progressività.

Per i più impazienti, diciamo subito che non è così. Il bambino si distacca sì dalla madre gradualmente, ma il distacco segue delle fasi altalenanti e si caratterizza per aspetti di ambivalenza e di conflitto. La madre primitiva, arcaica, quella, per intenderci, che dà il latte è vissuta dal bambino, ad un tempo, come un personaggio rassicurante, per ciò che abbiamo detto prima; nello stesso tempo è castrante, potenzialmente pericolosa, in quanto suggestiva nella sua forza e nella sua indispensabilità, in quanto limitante i suoi processi di emancipazione ed autodeterminazione. Il bambino prova ad allontanarsi da lei, ma alle prime difficoltà che incontra nella vita tende a ritornare a lei, attiva cioè una regressione.

Il padre, in questa diade madre figlio, agisce da dielettrico, tende cioè a favorire il distacco del bambino minacciando delle rappresaglie; per paura di queste rappresaglie, il bambino si distacca dalla madre, va verso il padre, lo introietta, e con lui, le sue norme i suoi divieti. Si identifica perciò con il padre e introiettando le norme e i divieti assume in sé il padre acquisendo così l'istanza psichica del Super-io. E' per questo che il Super-io viene considerato l'erede del complesso edipico.

Nella ragazza la dinamica psicologica è un po' diversa. Anche lei ha un rapporto di dipendenza fortissima dalla madre, anche lei si identifica con questo personaggio importante e vive una posizione di passività. Quando si rivolge al padre passa da un Edipo attivo (identificazione con la madre) ad un Edipo passivo che rappresenta la normalità, ma presenta una serie di problemi tra i quali, il più importante, quello di rischiare una regressione alla modalità orale vissuta con la madre, incompatibile con i suoi bisogni di crescita nel processo evolutivo e di conquista della femminilità. Oltretutto mentre per il bambino il primo oggetto d'amore è la madre e tale rimane anche quando entra nell'Edipo attivo (normale per lui), per la bambina cambia l'oggetto d'amore nell'Edipo passivo e il passaggio si accompagna a forti delusioni nei confronti della madre. Nella bambina non c'è l'angoscia di castrazione che nel bambino ha determinato lo scioglimento del triangolo edipico; nella bambina c'è l'amara constatazione di essere già castrata, come la madre.

Per questo fatto non ha l'urgenza di superare l'Edipo per non incorrere nella rappresaglia della castrazione che si è gia verificata. A parte i sensi di colpa per il suo attaccamento al padre, non ci sono le stesse impellenze che si osservano invece nel bambino; ed è per questo che lo scioglimento dell'Edipo è più lento, prosegue nell'adolescenza e qui viene elaborato in forme altrettanto laboriose.

In altri termini la bambina deve rinunciare al primo oggetto d'amore (la madre arcaica) e difendersi dalle tentazioni regressive quando si rivolge al padre secondo modalità seduttive, femminili, passive.

Il bambino passa dalla passività all'attività per essere come il padre, forte, appetibile come lui; la bambina dovrebbe passare dalla prima passività, vissuta all'interno del rapporto con la madre arcaica, ad una seconda passività, per essere ricettivo-femminile, all'interno del rapporto con il padre.

A questo punto, forse, è il caso di sgombrare il campo da possibili equivoci: non è che la bambina ha problemi ed il bambino no, perché i conti si fanno sempre alla fine. Ciò che abbiamo detto significa semplicemente che le dinamiche evolutive del bambino sono diverse, almeno in riferimento alla questione che stiamo trattando, da quelle della bambina.

Nell'adolescenza, tutto ciò che abbiamo detto, si ripete in modo ancora più complesso e differenziato. Proprio per questa complessità, che ci porterebbe lontano, ci asteniamo dal trattare l'argomento all'interno della dinamica adolescenziale.

Ci limiteremo ad estrarre alcuni motivi conduttori a conferma ed esplicitazione di quanto abbiamo detto sin qui. Il maschio, all'inizio del processo adolescenziale, tende ad assimilare le donne alla madre arcaica e, in preda alla reviviscenza di forti angosce di castrazione, si tiene a distanza dal sesso opposto, attivando comportamenti di compensazione, quali la svalutazione della donna, le "spacconate", entrando a far parte di una banda, oppure, nel caso di un ragazzo dotato intellettualmente, si assorbe negli studi, per trovare delle conferme narcisistiche.

Nella ragazza, le tentazioni regressive alla madre arcaica, vengono compensate con un atteggiamento di pseudo eterosessualità, nel senso che si rivolge si all'altro sesso, non per un vero interesse, ma per difendersi dai rischi di antichi attaccamenti. Successivamente, sia nel ragazzo come nella ragazza, si assiste allo sforzo, che in alcuni casi è davvero patognonomico, di abbandonare i primi oggetti d'amore e trovarne altri, che , in quanto non incestuosi, si prestano ad essere investiti psichicamente, senza angosce, e quindi ad essere amati.

L'abbandono dei primi oggetti d'amore determina un vero e proprio lutto che necessita di forti investimenti sul proprio Io determinando una fase narcisistica che, però, ha contenuti diversi dal narcisismo primario: il giovane si sostiene, investendo sul proprio Sé, proprio perché si sente diviso, separato, profondamente solo.

Superato il lutto, l'adolescente inizia a vivere le prime esperienze amorose che favoriscono l'allontanamento dalle prime modalità affettive, conducendo verso forme di interesse all'altro che contemplano anche la protezione, il sostegno e il rispetto dell'altrui individualità. Il Super-io diventa meno severo, si cerca di rispondere dei propri comportamenti all'Ideale dell'io, una nuova istanza psichica che esprime ciò che il soggetto vorrebbe essere ed è meno tirannica ed intransigente del Super-io. Le identificazioni degli adolescenti con il genitore dello stesso sesso si perfezionano, al punto che essi si sentono come loro, nel senso di non essere inferiori.

Gradualmente si diventa giovani adulti, con una buona capacità di amare e di lavorare, le due variabili che Freud considerava indispensabili alla condizione adulta. Le due variabili dell'attività e della passività devono essere sufficientemente amalgamate. Non è più possibile temere la passività, questo vale anche per l'uomo, perché se questo timore fosse ancora presente precluderebbe la capacità di lasciarsi andare ai propri sentimenti ed all'altro, con un impoverimento della vita emotivo-affettiva; d'altro canto occorre essere sufficientemente attivi, vale anche per la donna, per esibire comportamenti affermativi, di giusta valorizzazione del proprio Sé, per avere una buona penetrazione sociale, conquistare uno status, cioè il giusto riconoscimento e accettazione da parte degli altri, conditio sine qua non per realizzare la propria condizione umana.

 


 
 
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