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Siamo tutti antifascisti

 

E adesso come si fa? Come faremo a metterci sulle barricate o a presentarci come anime belle? Perché fino a qualche tempo fa è successo proprio questo: da un lato i fascisti, dall’altro gli antifascisti, i cattivi da una parte, i buoni dall’altra, quelli che erano nel giusto e quelli che si trovavano nelle tenebre dell’errore. La guerra civile - mistificata, edulcorata, civilizzata – è continuata per cinquant’anni e più, quasi con la stessa rabbia dei tempi più bui, da una parte e dall’altra. Sì, anche da parte dei buoni si è combattuto, quelli che sono contro la guerra, che amano la pace, che danno lezioni di democrazia e di civile convivere sociale.

Probabilmente troveremo un altro nemico, qualcuno che vorrà farsi investire d’inimicizia. Noi amiamo lottare, ma ci piace anche essere combattuti. Insomma, amiamo soffrire. La dinamica psicologica, con le dovute proporzioni, non è molto diversa da quella che caratterizza i popoli arabi. Certo, evitiamo di saltare in aria abbracciati al nostro nemico, ma una ventina d’anni di terrorismo, con il morto quotidiano, siamo in grado di concedercelo.

Molto brevemente. L’ostilità è un sentimento molto forte che di solito fa danni. Tranne i masochisti, tutti preferiscono portare fuori di sé l’aggressività, anche a costo di danneggiare l’altro. Tutti, però, tranne i sociopatici, devono superare delle barriere morali che sono lì ad impedire che un essere umano assomigli troppo ad una bestia. E così, abbiamo sviluppato la straordinaria capacità di nascondere i sentimenti più profondi. Potevano, gli uni, dire: siamo arrabbiati e perciò non possiamo fare a meno di sprangare il fascista? Non potevano. E gli altri, i fascisti, potevano riconoscere la loro collera, che veniva chissà da dove, quando si comportavano allo stesso modo con gli antifascisti? Non potevano.

Ma queste sono cose vecchie, di qualche decennio fa, potrebbe obiettare qualcuno. E’ vero. Ma proprio perché l’obiezione è vera, bisogna fare attenzione agli inganni (e agli autoinganni). Qualcuno che capisce più di me, mi vuole spiegare che cosa significa la litigiosità continua che caratterizza i rapporti del nostro popolo, coerentemente interpretata  in Parlamento, magistralmente rappresentata in televisione?

Nell’attesa della risposta, provo a dire qualche banalità. Noi non riusciamo a riconoscere la nostra inferiorità morale, fatta d’egoismo, indifferenza, opportunismo e basta così. E giacché non riusciamo a riconoscere i nostri limiti, abbiamo dovuto trasformare reattivamente, in senso psicoanalitico, l’inferiorità in superiorità morale. Per la verità, non è per niente facile riconoscere tutto questo, infatti, lo abbiamo profondamente rimosso. C’è stato sempre, però, e c’è ancora, il rischio del “ritorno del rimosso”. Che significa? Vuol dire che i contenuti psichici rimossi tendono a farsi avanti, ancorché fortemente censurati, e a manifestarsi nella coscienza e nei comportamenti. Con sofisticate operazioni psichiche  possiamo impedire che il rimosso si presenti alla coscienza. Quello che non possiamo evitare è che il rimosso non si manifesti per niente:  infatti, si manifesta, eccome, nei comportamenti. Suvvia, un po’ d’ottimismo! E’ successo semplicemente che sono cadute le barriere ideologiche e ci stiamo avviando verso la pace sociale, sentenzia l’ideologo della mistificazione.

Sarà così, ma se io fossi in Berlusconi farei le valigie e mi organizzerei una vacanza lunga una decina d’anni. La collera dei Giusti è tremenda.

Il tono è stato semiserio, ma i contenuti ci appaiono verosimili, purtroppo.

 


 
 
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