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Il caso di Anna O.


 
Questo caso clinico, scritto da Breuer, lo troviamo negli " Studi sull'isteria", un'opera di Freud scritta in collaborazione con Breuer. Il contributo di Breuer sta nel fatto che, oltre ad aver scritto il caso di Anna O., ha collaborato alla stesura del primo capitolo dal titolo " Comunicazione preliminare, sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici"; alla fine dei cinque casi clinici dell'opera in questione, ancora suo il capitolo "Considerazioni teoriche".

Il caso di Anna O. è stato importante sia per le sollecitazioni intellettuali che ha prodotto in Freud, favorendo la sua maturazione scientifica, sia perché chiarisce le difficoltà dell'analisi del transfert.

Anna O., una giovane donna di ventun'anni, presenta i classici sintomi dell'isteria così presentati da Breuer: parafasia, strabismo convergente, gravi disturbi della vista, paralisi da contrattura completa nell'arto superiore destro e nei due arti inferiori, incompleta nell'arto superiore sinistro, paresi della muscolatura della nuca. Graduale riduzione della contrattura degli arti destri. Lieve miglioramento, interrotto da un grave trauma psichico (morte del padre).

 I primi sintomi si presentano alcuni mesi dopo il ricovero del padre per una grave malattia, durante i quali Anna O. si prodiga in tutti i modi fino all'esaurimento. Compare, dapprima, un'insistente tosse nervosa, per la quale è appunto chiamato Breuer. In seguito si presentano gli altri sintomi. Breuer fa presente che nella paziente: " … vi erano due stati di coscienza del tutto distinti, che spesso e repentinamente si alternavano e che, nel corso della malattia, si venivano sempre più separando. In uno stato, la paziente conosceva ciò che la circondava, era triste ed angosciata, ma relativamente normale; nell'altro caso allucinava, era "cattiva", vale a dire, imprecava, buttava i cuscini addosso alle persone (quando e nella misura in cui la contrattura lo permetteva) e con le dita, rimaste mobili, strappava i bottoni della biancheria da letto e personale, o faceva altre cose del genere".

Si potrà vedere come proprio questo stato di "double coscience" consentirà a Breuer di arrivare ad un nuovo procedimento terapeutico, quello catartico. Questo metodo consisteva nel far raccontare alla paziente, in stato d'autoipnosi prima ed in ipnosi prodotta, dopo, le circostanze che avevano determinato il sintomo. In seguito allo sfogo verbale, caratterizzato da un'accentuazione della sintomatologia e da una forte carica affettiva, il sintomo scompariva.

Ma ecco come Breuer stesso, parlando della sua paziente, descrive le circostanze che lo portarono alla scoperta del nuovo procedimento terapeutico:
"Ora avvenne, dapprima per caso, poi intenzionalmente, che qualcuno intorno a lei pronunciasse una di tali parole ( Breuer si riferisce alle parole, pronunciate dalla paziente durante le assenze diurne, che condensavano la situazione o storia che ella poi elaborava nell'autoipnosi)… subito la paziente prese a discorrere e cominciò a descrivere una situazione o a narrare una storia, in principio a fatica e nel suo gergo parafasico, ma via via più speditamente sinché alla fine parlava un tedesco del tutto corretto…Quando, per la prima volta, in seguito ad un suo discorso casuale, non provocato, nell'ipnosi serale, scomparve un disturbo che durava già da lungo tempo, fui molto sorpreso".

A questo punto Breuer, dopo aver descritto una situazione d'idrofobia nella paziente, così prosegue:

"Viveva di frutta, di meloni…, per mitigare la sete tormentosa. Questo durava da circa sei settimane, quando avvenne che una volta in ipnosi ragionasse della sua dama di compagnia inglese, che non amava, e raccontò allora, visibilmente inorridita, che una volta era entrata nella sua stanza e aveva visto il suo cagnolino bere da un bicchiere. Non aveva detto niente, perché voleva essere gentile. Dopo avere poi ulteriormente sfogato energicamente la rabbia che le era rimasta dentro, chiese da bere, bevve senza inibizioni una grande quantità d'acqua e si svegliò dall'ipnosi col bicchiere alle labbra. Il disturbo con ciò era scomparso per sempre. Così pure scomparvero delle fisime strane ed ostinate dopo che era stata raccontata l'esperienza alla quale risalivano. Un grande passo fu compiuto quando, nella stessa maniera, scomparve, quale primo dei sintomi permanente, la contrattura della gamba destra, che invero era andata mitigandosi notevolmente già prima. Da queste esperienze … si sviluppò un metodo tecnico-terapeutico che nulla lasciava a desiderare quanto a consequenzialità logica e applicazione sistematica".

In seguito Breuer, per accorciare il tempo del trattamento, pensò di provocare un'ipnosi al mattino, producendo nella paziente la disponibilità a raccontare delle storie attinenti alla sua malattia. Durante questa rievocazione, gli affetti, legati ai fatti che raccontava, erano scaricati, abreagiti.

In questo modo, con fasi alterne di successi e ritardi, Breuer arrivò alla conclusione della terapia. La fine della terapia è descritta da Breuer in un modo un po' troppo ottimistico. La paziente si libera alla fine di tutti gli ultimi sintomi che avevano caratterizzato la sua malattia e, dopo un certo periodo di tempo, ritrova da sola il suo equilibrio, godendo da allora perfetta salute.

Per la verità, stando alle testimonianze di Freud, ricavate da alcune sue lettere inedite alla fidanzata, le cose andarono in tutt'altro modo. Nell'avvertenza editoriale del primo volume delle opere di Freud si legge:

"Berta Pappenhein(Anna O.) ebbe in seguito varie ricadute, fu ricoverata in una casa di cura, e nell' agosto 1883 era, come Breuer disse a Freud, completamente a pezzi. Anche anni dopo la paziente, che per un certo periodo si era data alla morfina, presentava ancora gli stati allucinatori serali".

Freud discuterà il caso di Anna O. nella prima delle "Cinque conferenze sulla psicoanalisi" ed in "Per la storia del movimento psicoanalitico". Nella prima delle opere sopra menzionate, egli si limita a descrivere il caso di Anna O. senza fare commenti sulla reazione di Breuer alla traslazione erotica della paziente. Nella seconda opera, sia pure con un tono di deferenza, dopo aver precisato i motivi che avevano determinato il dissenso tra lui e Breuer ( l'etiologia dell'isteria era spiegata da Breur con la teoria degli stati ipnoidi, mentre Freud concepiva la malattia come la conseguenza di un processo di ripulsa chiamato allora difesa e, in seguito, rimozione), descrive i motivi che spinsero Breuer a troncare il trattamento:

"Per il ristabilimento della malata, Breuer stabilì con lei un rapporto suggestivo particolarmente intenso, che può fornirci un ottimo modello di quel che oggi chiamiamo "traslazione". Ora, io ho fondati motivi per supporre che dopo l'eliminazione di tutti i sintomi, Breuer dovette scoprire la motivazione sessuale di questa traslazione in base a nuovi indizi, pur sfuggendogli la natura generale di tale inaspettato fenomeno; sicché, a questo punto, come colpito da un untoward event (contrattempo), egli troncò l'indagine. Di ciò Breuer non m'informò direttamente, ma mi fornì ripetuti accenni sufficienti per giustificare quest'illazione. Quando poi io sostenni, con sempre maggiore risolutezza, l'importanza della sessualità nell'etiologia delle nevrosi, egli fu il primo a dimostrarmi quella reazione di rifiuto indignato che in seguito mi doveva divenire tanto familiare, ma che allora non avevo ancora imparato a riconoscere come un destino per me inesorabile".

Freud non si dilunga nella spiegazione dei veri motivi che spinsero Breuer a troncare la terapia; ciò è dovuto forse a rispetto e riconoscenza verso il suo amico e maestro. Noi sappiamo che Breuer, alla fine della cura, scoprì nella paziente una gravidanza nervosa che gli era sfuggita. E' facile capire il significato inconscio di questa gravidanza, ed è altrettanto facile capire la reazione di Breuer, sentendosi coinvolto nella vicenda. Il giorno dopo, infatti, partì per un viaggio a Venezia con la moglie.

Il caso è rappresentativo perché evidenzia come si può manifestare una traslazione erotica in modo esplosivo ed inaspettato, anche in una paziente giudicata "tiepida" nella sfera sessuale. Dimostra anche come l'analisi del transfert rappresenta la conditio sine qua non per accedere, nel corso di un'analisi, a certi contenuti inconsci e portare a compimento la terapia.

 


 
 
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