http://www.sublimazioni.it/logo%20index.gif

dott. Saverio Tomaselli

Psicologo-Psicoterapeuta

Reggio Calabria

 
prefazione
riflessioni
divagazioni
editoriali
consulenza

 
 
Dott. Saverio Tomaselli
Via Esperia, 10
Reggio Calabria
tel. 339-7355543
 "...Nella prefazione troverete la breve storia della mia avventura nel web.
Nella sezione "Riflessioni", argomenti di psicologia, trattati con un taglio psicoanalitico.
In "Divagazioni", pensieri afferrati e legati.
Gli "Editoriali", sono brevi scritti dove presento punti di vista, discutibili perfino per me.
Nella sezione "Consulenza", infine, una breve presentazione dell'utilità della consulenza psicologica online. Un servizio di consulenza psicologica via internet anche con l'utilizzo della webcam, per dare all'utente la possibilità di un aiuto psicologico, sia pure all'interno di un setting virtuale, che si avvicini il più possibile a quello reale. Una video consulenza, quindi, che utilizza le ultime risorse della tecnologia per ridurre le distanze - non solo geografiche, ma anche psicologiche - attenuare l' isolamento, fornire indicazioni utili all'individuazione delle strategie idonee per il superamento del disagio psichico..."  
(Prefazione)
 
Psicologo e Psicoterapeuta   La fobia
Mi viene chiesto abbastanza spesso quale sia la differenza tra le figure professionali dello psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista e psichiatra. Per dare una risposta a queste domande occorre chiarire l' altra domanda: che cosa distingue la psicologia dalla psichiatria, e la psicoterapia dalla psicoanalisi. E, ancora, che cosa accomuna queste discipline.
leggi>>
 
In via preliminare, forse è il caso di specificare che le fobie sono delle paure irrazionali. Crediamo importante questa puntualizzazione perché è proprio nella dinamica inconscia che vanno cercati i contenuti delle fobie nonché la loro formazione. Il termine fobia significa paura, panico, ma nel nostro caso non si tratta di una paura normale, riferibile a situazioni o oggetti che solitamente determinano in un normale individuo una reazione, appunto, di paura. In questo senso, possiamo dire di provare paura se ci troviamo in un cinema e scoppia un incendio, ma dobbiamo dire che abbiamo la fobia dell’ascensore se non riusciamo a prenderlo nonostante la consapevolezza della irrilevanza dei rischi, giacché l’ascensore è nuovo, è stato sistematicamente e correttamente manutenzionato. In questo caso la paura è psicologicamente immotivata e proprio per questo si può parlare di fobia. leggi>>
 
La depressione   La nevrosi ossessiva

 

La depressione è considerata da molti il disturbo peggiore che possa capitare ad un essere umano. Sicuramente questa è la convinzione del depresso, ma anche gli addetti ai lavori guardano alla depressione come ad un disturbo importante, sia per la sofferenza del paziente, sia per il rischio del suicidio - nel depresso è sempre presente -, sia per la psicodinamica.
Solitamente la distinzione che si fa nelle depressioni è quella tra “depressione neurotica” e “depressione psicotica”. La prima è considerata “reattiva” ad una situazione di stress, come per esempio la perdita di una persona cara, la seconda è definita “endogena” perché si presenta, certe volte all’improvviso, senza una causa apparente.
Occorre dire, ancora, che ci sono due tipi di classificazione delle “depressioni”. La prima si riferisce a criteri psicodinamici, la seconda è prevalentemente descrittiva.
Come si può immaginare, uno dei primi che cercò di spiegare la depressione in termini psicodinamici fu Freud. In “Lutto e melanconia”, egli operò una distinzione tra il generico dolore psichico della persona normale o del depresso neurotico e la disperazione del “melanconico”. Ma fu Abrahm, qualche anno prima, che fece uno studio sistematico della depressione in termini psicoanalitici.
Sull’altro versante, quello della classificazione descrittiva, i criteri valutativi non sempre sono omogenei, soprattutto con riferimento all’origine endogena o esogena della depressione. In ogni caso, si è abbastanza d’accordo sul fatto che non si può operare una distinzione netta tra depressione neurotica e psicotica: “ Prima che si arrivi a capire che cosa costituisce e che cosa provoca il salto qualitativo da un disturbo non psicotico ad uno psicotico saranno necessarie ancora molte ricerche scientifiche e molte intuizioni rivelatrici. Via via che la comprensione del comportamento umano si arricchisce di nuovi elementi, appare sempre più chiaro che non esiste soluzione di continuità tra lo stato di normalità e quello di disturbo, e fra il disturbo lieve e la totale anormalità” ( Bonime, in Arieti 1977).

Ma torniamo alla psicodinamica della depressione. Una prima cosa che ci sentiamo di poter affermare - fatto questo che ci fa stare in buona compagnia: con Freud, Abraham, Fenichel ed altri – è che il depresso ha bassi livelli d’autostima. L’affermazione è ovvia perché è d’osservazione comune il fatto che il depresso, non solo non s’incensa, ma, nelle depressioni gravi, si considera addirittura una nullità.
Quando si hanno bassi livelli d’autostima, i bisogni d’appoggi esterni diventano molto forti e, nel caso del depresso, diventano indispensabili. Il fatto è che il depresso è regredito su posizioni d’oralità, la sua organizzazione psichica si caratterizza per significative posizioni narcisistiche ed ha, quindi, bisogno di supportarsi, investendo sul proprio sé, e di essere supportato dalle attenzioni e dalle cure degli altri. Occorre precisare che il narcisismo non va inteso come “vanità”, ma come solitudine. E’ una condizione psichica che si sperimenta già nella prima infanzia e, in seguito, nella fase adolescenziale. In queste due fasi evolutive, il bambino non ha ancora trovato l’”oggetto, mentre l’adolescente, avendo disinvestito dai primi oggetti d’amore e non avendone trovati altri, si rivolge verso se stesso utilizzando una modalità adattiva di tipo narcisistico.
Se nelle fasi evolutive di cui abbiamo detto, il narcisismo è fisiologico e transeunte, nel depresso la modalità è tutt’altro che adattiva. Il depresso, rivolgendo tutta la sua attenzione e le sue energie sul proprio Sé, tende ad amplificare la sua sintomatologia e ad utilizzare la sua malattia come vantaggio primario e secondario: scarica sui sintomi la sua tensione interna (vantaggio primario), obbliga gli altri ad interessarsi e a prendersi cura di lui (vantaggio secondario). Naturalmente, con quest’impostazione psicologica, il mondo esterno perde la sua pregnanza, diventa grigio e insignificante. L’unico significato può essere rintracciato nella sofferenza, che dà al depresso, intanto, l’impressione che sta facendo qualcosa per diminuire i suoi misfatti e, poi, lo fa sentire vivo. Forse a questo punto si è capito che la “colpa” è una variabile importante nella psicodinamica del depresso.
leggi>>

 

Il primo autore che fece luce sulla psicodinamica della nevrosi ossessiva fu Freud. In “Introduzione alla psicoanalisi”, descrivendone il quadro clinico, la definisce in questo modo suggestivo: “ E’ questa certamente una pazza malattia. Credo che la più sbrigliata fantasia psichiatrica non sarebbe riuscita a costruire qualcosa di simile, e se non si potesse averla sott’occhio tutti i giorni nessuno si risolverebbe a crederci”. Naturalmente, tutte le malattie psichiche sono “pazze”, e Freud lo sapeva bene, ma con la sua originale definizione voleva riferirsi alla manifesta irrazionalità delle coazioni e/o ossessioni del paziente, nonché alla inutilità dei rituali ossessivi o della ruminazione mentale. Oltretutto, in un paziente con “ …un carattere tendenzialmente molto energico, spesso straordinariamente ostinato, e di regola intellettualmente dotato al di sopra della media” (ibid.).

Ma vediamo le cose un po’ più da vicino. In tutte le nevrosi si evidenzia un conflitto tra le forze dell’Io e le forze pulsionali. In alcuni casi, le forze dell’Io sono poco impegnate e, in questo caso, l’Io è discretamente in grado di svolgere le sue funzioni quasi normalmente, in altri casi, le forze pulsionali spingono prepotentemente per affermarsi, alterando il comportamento del soggetto nelle sue attività o nei suoi pensieri.
Nella nevrosi ossessiva, la prima e più visibile alterazione nel soggetto è quella che si riferisce alla sua volontà. Egli è costretto a pensare o ad agire come non vorrebbe, secondo un stile contrario alla sua intelligenza e al comune buon senso. Una forza irrazionale interna lo obbliga a delle ossessioni o a delle coazioni che non gli danno tregua e mettono a dura prova le capacità di tenuta dell’Io.
Diciamo subito che sia i pensieri che le azioni sono dei derivati pulsionali. Questi derivati esprimono, certe volte direttamente, altre volte in modo associativo con la pulsione originaria, l’impulso rimosso in quanto inaccettabile alla coscienza, trasformato in pensiero o azione.

In qualche caso, la nevrosi ossessiva si sviluppa da una altra nevrosi. Per esempio, nella fobia non c’è soltanto la paura della cosa temuta, c’è anche la preoccupazione che si possa essere coinvolti in qualche modo nella situazione fobica. Per evitare questo pericolo, il soggetto attiva una serie di strategie, in modo attento e puntiglioso, che quando diventano eccessive e rigide segnano, appunto, il passaggio dalla fobia alla nevrosi ossessiva. In questo senso, la paura dello sporco, tipica del soggetto fobico, può trasformarsi nel rituale di lavarsi le mani andando ben oltre la necessità igienica di essere puliti, diventando una vera e propria coazione. In alcuni casi, il soggetto non vuole perdere il contatto con la pulsione rimossa, ma tende a viverla in modo mascherato ed eccessivo: la paura dei luoghi alti si può trasformare nell’ossessione di lanciarsi da grandi altezze, esibendo così un comportamento controfobico.

Un elemento tipico e ben osservabile nella nevrosi ossessiva è l’impulso ad obbedire ad un comando interno. Il soggetto non vorrebbe, in certi casi, comportarsi come la coazione gli impone, ma si sente impotente nella sua volontà perché una forza interna sconosciuta e fortissima gli ordina di esibire quel certo comportamento e nessun altro. In altri casi, vorrebbe fare una certa cosa ma si sente costretto a modificare il suo obiettivo nel momento stesso in cui si sta accingendo a procedere nel suo intento. In questi casi, è l’istanza superegoica che comanda: l’Io del soggetto si sente costretto ad ubbidire ad una entità più forte ed autorevole di lui, come da bambino si sentiva dominato dall’autorità dei genitori. leggi>> 

Aforismi
Umorismo

Quando la virtù ha dormito, si alza più fresca. ( Friedrich W. Nietzsche )

Negli ultimi 15 giorni sono stato a dieta; quanto ho perso? 15 giorni. (Woody Allen)

 
Una proposta di lettura Una proposta diversa
Libri sul comodino
Angoscia e nevrosi   Il pacifismo  
John Berger
Qui dove ci incontriamo
Piero Coppo
Le ragioni del dolore
S. Freud
Totem e Tabù
Quasi tutti hanno conosciuto in un certo momento della loro vita quel sentimento spiacevole di apprensione per un qualcosa d’indefinito e indefinibile. E’ proprio l'indefinitezza, il non riuscire a dare un senso logico e razionale alla propria apprensione che caratterizza il sentimento dell’angoscia.   Se avessero intervistato Caino prima del fattaccio, probabilmente,  anche lui avrebbe detto che voleva la pace. Il mondo o è in mano a pochi malvagi che orientano le vicende umane, oppure, ha ragione Pascal quando dice che nell’uomo c’è, ad un tempo, grandezza e miseria.  
 

prefazione
riflessioni
divagazioni
editoriali
consulenza
 
copyright 2003 - 2011
 
di Saverio Tomaselli